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La danza degli angeli per il bimbo che scaccia il Male

di Margherita Del Castillo

Nella Natività mistica del Botticelli ci sono angeli ovunque in una sorta di danza. Stretti in un girotondo dai cartigli svolazzanti sovrastano la capanna adagiata sulla parete di una grotta. Il male qui rappresentato da piccoli diavoletti che scappano, è destinato a dissolversi alla vista di un piccolo Bambino e della Sua corte angelica.-

Sandro Botticelli, Natività Mistica, Londra – National Gallery

Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio. (Lc 2, 6-7)

Gloria in excelsis Deo recita uno dei cartigli nella parte superiore del dipinto. E ancora, Pax hominibus. E’ in queste due brevi iscrizioni che si concentra il messaggio della tela, di non immediata lettura, dipinta da Alessandro di Mariano Filipepi, in arte Sandro Botticelli.  E’ la sua unica opera firmata e datata, eseguita probabilmente per la devozione privata di una nobile famiglia fiorentina e considerata il suo ultimo capolavoro.

Ci sono angeli ovunque. La loro è una sorta di danza che dal punto di vista compositivo crea un intreccio di linee orizzontali e verticali che conferisce dinamicità alla scena costruita senza il rispetto delle rigide regole prospettiche umanistiche ma piuttosto raffigurando i personaggi sulla base di proporzioni gerarchiche, come si era soliti fare nel medioevo.

Stretti, dunque, in un girotondo angeli dai cartigli svolazzanti sovrastano la capanna adagiata sulla parete di una grotta. Il centro del cerchio che essi disegnano, così facendo, è il Bambino che dalla mangiatoia muove vivacemente braccia e gambe rivolgendosi a Sua Madre.  Maria lo veglia, le mani giunte in preghiera. Dall’altro lato San Giuseppe è ritratto in una posizione curiosa: avvolto su se stesso, il viso immerso tra le braccia, sembra meditare, completamente assorto, sul mistero della nascita di Cristo.

Di fatto la Natività di Gesù è qui interpretata come adorazione del Bambino da parte della Vergine, di Giuseppe, dei magi e dei pastori: sono ancora gli angeli a invitare questi ultimi ad assistere al portentoso evento, facendoli inginocchiare al cospetto del loro Re, ai due lati della capanna. Gloria a Dio nell’alto dei cieli, dunque!

E pace agli uomini.

Tre angeli sul tetto di paglia sorreggono un libro, presumibilmente l’Apocalisse da cui è tratto il passo riportato nella criptica frase in lingua greca che da indicazioni circa il nome dell’autore, la data di esecuzione dell’opera e il contesto in cui il pittore si trova a lavorare, definito “torbido”.  Le vesti delle tre creature angeliche, però, sono bianche, rosse e verdi e rimandano, dunque, alle virtù teologali, Fede, Carità e Speranza.

Dei medesimi colori sono rivestiti i tre angeli in primissimo piano che abbracciano calorosamente altrettanti uomini virtuosi. Questo gesto assicura il diffondersi della pace sulla terra dopo la venuta di Cristo,  così come la danza gioiosa, il girotondo, i rami di ulivo e le corone che da essi pendono, simboli di una regalità che si è fatta carne, al cospetto del mondo intero.

L’inquietudine che il pittore esprime nella sua tela, così come il male qui rappresentato da piccoli diavoletti che scappano, è destinato a dissolversi alla vista di un piccolo Bambino e della Sua corte angelica.

da www.lanuovabq.it

@Riproduzione Riservata del 21 dicembre 2018

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