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LA CEI: PER MESSE E PROCESSIONI NON SERVIRÀ IL GREEN PASS

da www.famigliacristiana.it

@Riproduzione Riservata del 31 luglio 2021

Le indicazioni dei vescovi italiani inviate alle parrocchie. Il certificato verde sarà richiesto invece per incontri al chiuso, iniziative sportive, spettacoli e per accedere al bar dell’oratorio. Nella lettera la presidenza della Cei esprime la propria vicinanza ai «malati e quanti ancora soffrono per la pandemia», ai «medici e gli operatori sanitari, per la generosità nella cura e nell’assistenza alla persona».-

Non servirà il Green pass per andare a Messa e partecipare ai Grest e alle processioni. Però la certificazione anti-Covid servirà per tutta una serie di attività che le parrocchie promuovono: dagli incontri al chiuso alle iniziative sportive, dagli spettacoli al bar dell’oratorio.

Sono le indicazioni contenute nel vademecum della Conferenza episcopale italiana, attraverso l’Ufficio nazionale comunicazioni sociali, e accompagna la lettera che la presidenza della Cei ha inviato ai vescovi e alle parrocchie della Penisola. Comunità «che, nonostante le fatiche, riescono a far vedere il volto di una Chiesa madre che vive e testimonia la sua fecondità», si legge nella missiva.

Certo, il virus continua ad “alterare” la vita ecclesiale. E «la ripresa autunnale delle attività pastorali sarà probabilmente ancora condizionata dalla pandemia», spiega la Cei. Ecco perché «non è tempo di inutili contrapposizioni, ma di dialogo aperto». A cominciare da quello con «tutte le donne e gli uomini di buona volontà, credenti e non credenti, perché in questo tempo di difficoltà con le loro scelte consapevoli stanno costruendo il Paese del futuro».

Nell’agenda delle parrocchie entrano le nuove disposizioni del governo Draghi sul Green pass che scatteranno dal 6 agosto. La Cei specifica – come già annunciato dal sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri – che la certificazione «non è richiesta per partecipare alle celebrazioni» in chiesa. Resta comunque in vigore il protocollo sulle “Messe sicure” del 2020 che prevede il vincolo della mascherina, il distanziamento fra i banchi, la Comunione da ricevere solo in mano, lo stop allo scambio della pace con la stretta di mano e le acquasantiere vuote.

«Consci della situazione generale – scrive la presidenza Cei – viviamo dunque la nostra fede come dono gratuito, che si esprime anche nei gesti e nelle celebrazioni, a partire dall’Eucaristia, evento di grazia che va colto nella sua importanza. Nella convocazione e nella partecipazione alla celebrazione si manifesta il nostro essere comunità, il nostro essere famiglia». E il monito: «Raccomandiamo, ove ricorrano condizioni di sicurezza, di non far mancare al nostro popolo questi gesti di preghiera, partecipazione e speranza perché la Chiesa sia presente in questo tempo così particolare».

Nelle istruzioni stilate dai vescovi italiani, che intendono «orientare la vita delle comunità nei prossimi mesi», si chiarisce anche che «non è richiesta la certificazione per le processioni». Vanno invece garantite le mascherine ben indossate e la distanza di almeno un metro e mezzo fra i fedeli ma anche le misure per evitare gli assembramenti. E la presidenza Cei avverte nella lettera ai vescovi: «Molte diocesi e parrocchie hanno organizzato le processioni, adottando sia la modalità “tradizionale”, aperta ai fedeli che possono seguire tutto il percorso, sia una modalità “a stazioni”, in cui solo un piccolo gruppo (composto da sacerdoti, ministri ed eventualmente membri di confraternite) percorre il tragitto, mentre i fedeli partecipano ad alcuni tratti dell’itinerario in chiesa o all’aperto. Per via della varietà di tradizioni e di prassi, non è possibile fornire indicazioni valide e puntuali per tutte le Chiese locali. Il confronto con le istituzioni (anche in relazione alla sanità locale) e il buon senso, come già avvenuto nei mesi precedenti in altre occasioni, restano criteri imprescindibili con cui affrontare le varie questioni».

Niente certificato anche per chi partecipa ai centri educativi per l’infanzia, compresi i centri estivi. «Questo significa – sottolinea la Cei – che non è necessario il Green pass per le persone coinvolte nei centri estivi parrocchiali (oratori estivi, Cre, Grest, ecc…), anche se durante essi si consumano pasti». Invece dovrà essere esibito da coloro che entrano nei bar parrocchiali per consumare al tavolo dentro un locale, che assistono a rappresentazioni, eventi o competizioni sportive, che visitano musei d’arte sacra o mostre, che utilizzano le strutture interne dell’oratorio, che frequentano centri culturali o ricreativi fra le mura di un edificio. E, tiene a ricordare la Conferenza episcopale italiana, c’è bisogno della certificazione nei «ricevimenti successivi alle celebrazioni religiose», come le feste di nozze o di altre ricorrenze.

La Cei aggiunge che è esente dal Green pass chi ha meno di 12 anni: questo lascia intendere che non riguarderà il catechismo (o almeno alcune fasce d'età).

Nella lettera la presidenza esprime la propria vicinanza ai «malati e quanti ancora soffrono per la pandemia», ai «medici e gli operatori sanitari, per la generosità nella cura e nell’assistenza alla persona», ad anziani, poveri, famiglie («per la capacità di tenuta complessiva, messa a dura prova). E poi ai sacerdoti, ai catechisti, agli educatori, agli operatori pastorali perché «sono davvero maestri e testimoni». Infine il richiamo al Cammino sinodale della Chiesa italiana ai nastri di partenza che potrà essere «un’occasione propizia di rilancio e di accompagnamento delle comunità, oltre che una voce profetica rispetto alle istanze del presente e del futuro».

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