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La buona notizia di Maria Stella è un impulso alle culle per la vita

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di Ermes Dovico
da www.lanuovabq.it
@Riproduzione Riservata del 12 agosto 2026

8 agosto 2026: la culla termica curata dalle Suore Minime dell’Addolorata accoglie e salva una neonata a cui le stesse religiose danno il nome di Maria Stella. Un fatto che riaccende i riflettori, tra l’Italia e San Marino, sulle culle per la vita, ridando slancio alle richieste di diffonderle capillarmente sul territorio.-

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È stato come un regalo in extremis di san Domenico alla città che ne custodisce le spoglie nel giorno, l’8 agosto, in cui lo celebra la Chiesa universale, come un prolungamento dei festeggiamenti per il santo fondatore dei Frati Predicatori che la “sua” Bologna onora quattro giorni prima. Già, perché la notizia di Maria Stella, la neonata ritrovata la sera di sabato scorso nella culla per la vita di via Tambroni, gestita dalle Suore Minime dell’Addolorata, è di quelle che riempie di gioia tutta una comunità e in generale chiunque ha a cuore la sorte dei bambini.

L’allarme, che segnala l’introduzione di “qualcosa” nella culla termica, è scattato alle 22:45, quando le suore dell’istituto fondato da santa Clelia Barbieri erano già a letto. Ma a differenza di tutte le altre volte – quando le religiose vi avevano trovato dentro delle cose, come la posta – la sera dell’8 agosto hanno dovuto recuperare, appunto, “qualcuno”, il primo essere umano da quando, ormai più di nove anni fa (era sabato 13 maggio 2017, memoria della Madonna di Fatima e centenario della sua prima apparizione ai pastorelli), l’arcivescovo e oggi cardinale Matteo Maria Zuppi aveva benedetto la culla. «Le avevano messo un berrettino e un body, e sopra una copertina. Era pulita e curata. L’abbiamo presa fra le braccia. Non piangeva per niente. Avrà avuto dieci ore di vita. Era una stellina piccola piccola. Per quello ci è venuto spontaneo chiamarla Stella. Maria Stella», sono le parole delle suore riportate da Chiara Gabrielli per Il Resto del Carlino.

Tutto ha funzionato alla perfezione. Allo scattare dell’allarme le religiose hanno acceso il monitor che consente di vedere cosa c’è all’interno della culla e subito due di loro sono uscite di casa per andare dalla neonata. Quindi, le suore hanno chiamato il 118 e nell’attesa hanno coccolato la bambina, le hanno parlato, le hanno dato un nome. Maria Stella è stata ricoverata al Policlinico Sant’Orsola e, a detta del medico che l’ha visitata, sta bene. Più di nove anni di attesa, dunque, per provare la gioia di aver contribuito a salvare la vita di una bambina, una vita che d’altra parte deve stare evidentemente a cuore di chi, per le ragioni che Dio sa, l’ha deposta in quella culla, che custodisce anche un’immaginetta di santa Gianna Beretta Molla. Nulla è stato improvvisato perché da maggio 2017, come hanno spiegato le suore, «ci siamo prese cura di quella culla, tenendola sempre pulita e assicurandoci che funzionasse bene la parte elettronica. Abbiamo messo anche un materassino». Ora bisognerà aspettare i tempi minimi (almeno dieci giorni) perché il competente Tribunale per i minorenni dichiari lo stato di adottabilità. Per la cronaca, le suore hanno dichiarato di aver già ricevuto molte telefonate di persone che chiedono informazioni sull’adozione.

Se a inizio 2025 dovevamo dare conto purtroppo di un’eccezione negativa – il malfunzionamento di una culla a Bari, costato la vita a un neonato –, la buona notizia di Bologna ci ricorda che queste speciali culle termiche hanno una funzione essenziale di salvaguardia dei più piccoli. La notizia di Maria Stella ha riacceso infatti i riflettori sulla necessità di rendere capillare, sul territorio, la presenza di queste culle (ad oggi una sessantina in Italia), prosecutrici ideali delle antiche ruote degli esposti e introdotte per la prima volta nel nostro Paese dal compianto Giuseppe Garrone (1939-2011), storico leader del Movimento per la Vita di Casale Monferrato. Qualche esempio di questi giorni, dentro e fuori i confini nazionali. A Bologna il consigliere comunale Matteo Di Benedetto (Lega) ha chiesto al Comune di favorirne l’installazione nei pressi degli ospedali della città. Un tema, questo, che era stato sollevato già nel 2025 da CitizenGo con un appello al Parlamento perché approvi una legge quadro che preveda, tra l’altro, la presenza di una culla per la vita in ogni punto nascita (la Bussola ne aveva parlato qui). A San Marino don Gabriele Mangiarotti ha esortato la classe politica a riprendere il percorso avviato tempo fa con un’istanza d’arengo (un istituto sammarinese di democrazia diretta), nel frattempo inspiegabilmente bloccato, e che mirava a dotare di una culla per la vita anche la Repubblica sul monte Titano.

Pochi giorni prima del fatto di Bolognauna lodevole iniziativa ha interessato la Provincia autonoma di Trento, dove il 31 luglio 2026 è stato approvato un emendamento – presentato dalla consigliera Eleonora Angeli (Gruppo Misto) – con un paio di importanti punti a tutela della vita nascente: la promozione della conoscenza del parto in anonimato, possibilità disciplinata a livello nazionale dal DPR 396/2000 (art. 30, comma 1) ma poco pubblicizzata, e che ha proprio il fine di offrire un’alternativa lecita a chi sarebbe eventualmente tentato di abortire o di abbandonare il bambino; la realizzazione di culle per la vita. Per quest’ultimo fine, è stato previsto lo stanziamento di 60.000 euro per il 2026 e 30.000 euro per ciascuno dei due anni seguenti. Cifre assolutamente sostenibili per delle istituzioni pubbliche e che richiamano a quello che dovrebbe essere un compito basilare dello Stato e delle sue diramazioni: investire per tutelare la vita umana (sia con le culle e il parto in anonimato, sia con altri fondi a sostegno della maternità), anziché contribuire – con costi umani e sociali elevatissimi, anche economici – a sopprimerla, come avviene con l’aborto.

Se infatti, come ci ricorda Maria Stella, una vita salvata dà tanta gioia, perché non porre le basi perché tanti altri bambini vengano salvati?

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