«Io, studentessa senza smartphone fino ai 13 anni: mi sentivo esclusa, ma quando l'ho ottenuto ho capito che ti fa perdere il tempo libero»
di Giovanna Maria Fagnani
da www.corriere.it
@Riproduzione Riservata del 01 giugno 2026
Il racconto di una studentessa del Volta: «Eravamo solo in due a non averlo dalla prima media. Oggi c'è più sensibilità: la metà dei ragazzi di prima media non ha lo smartphone».-

Francesca (nome di fantasia), 14 anni, studentessa al liceo Volta, è figlia di una famiglia che ha sottoscritto i «patti digitali». E quindi ha avuto il cellulare solo a 13 anni, in terza media.
Quanti, oltre a te non l’avevano fin dalla prima?
«Solo un altro ragazzo».
Lo volevi?
«Assolutamente sì, mi sentivo esclusa. Non perché non avessi amici, ma perché non avevo accesso agli argomenti delle chat. Poi, sono rimasta delusa».
Perché?
«Perché lì non si scrive niente di utile. Magari qualcuno chiede: “Mandate i compiti di mate?” e nessuno risponde. Oppure è un continuo invio di sticker. Senza telefono ho approfondito l’uso del pc: so usare programmi di grafica, montaggio video, software più complessi».
Cosa è cambiato da quando hai lo smartphone?
«Prima ero contentissima, poi ho capito che mi ha fatto perdere molto del mio tempo libero: è costruito per dare dipendenza. La mia concentrazione è diminuita e anche la voglia di studiare o fare cose diverse. Quando finisci i compiti viene automatico prendere in mano il cellulare. Prima invece disegnavo. Ma scrollare aumenta solo la noia. Per scelta, quindi, ho impostato un’ora di utilizzo al giorno e mi pare già tanto».
Usi i social?
«Solo WhatsApp. Non ho installato YouTube, se serve lo guardo al pc».
Molti genitori sostengono che il telefono serva quando i figli sono in giro da soli.
«Sì, serve a loro a provare meno ansia, non ai ragazzi. Se ti muovi da solo aumenti la capacità di problem solving, se sbagli direzione di tram, ti ingegni, chiedi informazioni. Se proprio si vuole dare un telefono, meglio un vecchio Nokia. Ma io non l’ho voluto».
Che rapporto hai con l’Ai?
«Evito di usarla, perché ha un impatto altamente inquinante. Purtroppo molti la usano di nascosto in classe anche per le verifiche. Ma a un amico è capitato di prendere lo stesso 4 in un compito in classe di epica».
Tornando indietro, attenderesti ancora i 13 anni?
«Sì e consiglio alle famiglie di fare questa scelta, ma se tutti i compagni attorno a te ce l’hanno, ti senti escluso. Vedo però che c’è più sensibilità sul tema: nella classe di mio fratello, ad esempio, due anni meno di me, la metà degli alunni non lo possiede».
