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«Io, nonna normale, alle prese con due bambine iperattive»

di Nadia Roberti (una nonna)
da www.corriere.it
@Riproduzione Riservata del 17  agosto 2019

Diario semi-comico di un pomeriggio trascorso ad accudire le nipotine, tra giochi, merende e l’esempio delle regole «ferree» della famiglia Agnelli.-

Francesca questo pomeriggio è impegnata e mi ha chiesto se le bambine possono restare con me. «Si, certo. Che facciamo?», chiede Ester. E Giorgia guardandomi diritto negli occhi, non ha dubbi: «Giochiamo, Nonna. Giochiamo». Assento con un leggero tremito nella voce. Si parte con «Lo spettacolo», ma lo spettacolo è bello finché dura poco, così come tutto del resto. Ho calcolato che ogni gioco dura mediamente 15 minuti che se si dividono per un pomeriggio di quattro ore fanno 16 alternative che sommate ad eventuali insofferenze capricci esaurimenti naturali, potrebbero diventare 18, 19. C’è da impazzire alla sola prospettiva. Meno uno. Seguono il gioco dell’Assopigliatutto, delle Scatoline, di Vincenzo e Valeria, i due cuginetti.

Ora ci riposiamo un po’. «Sì, nonna, prepariamo il tè». In men che non si dica hanno trascinato fortunosamente il carrello, strattonate due tovagliette, sparpagliate le mie preziose lattine di tè, selezionate le tazze. Mentre sto per versare l’acqua nella teiera vengo perentoriamente fermata da Giorgia che ha in mano il libro «Picnic e merende» e che con grande tranquillità dice: «Prima però prepariamo un dolce» («No, il dolce no», vorrei urlare, ma sono la nonna e si sa che le nonne hanno pazienza e non solo, ma si divertono un mondo a fare i dolci con le nipotine di quattro e tre anni). Rispondo timidamente: «Ma ci vuole un sacco di tempo per fare un dolce, e il carrello è già pronto». «Niente paura nonna, questo dolce ha il semaforo verde, vedi? Vuol dire che è facile e si fa in poco tempo».

Ester punta il dito su una accattivante immagine di dolcini-maialotti. «Non so se abbiamo gli ingredienti», faccio un ultimo patetico tentativo. Gli ingredienti li abbiamo, li abbiamo: frollini, chicchi di caffè, cioccolatino, marmellata di pesca. Ed ora giochiamo a Nonna e alle Zie che prendono il tè. E sì, lo devo ammettere questo gioco del tè, un bel tè al gelsomino, con il suo gusto dolce e fiorito e la presenza di fiori bianchi fra le foglie scure del tè, riappacifica, rilassa. Tutto si compone in armonia: la conversazione leggera, i gesti aggraziati, il tè versato nelle tazze e sulla tovaglietta, i maialotti color pesca, i sorrisi, le faccette luminose. Seguono i giochi e per ultimo quello del silenzio e «Guai a chi si lascia sfuggire una parola», perché paga il pegno. A questo punto Francesca ritorna: «Ma come sono buone. Brave, non avete stancato la nonna».

Per evitare sensi di colpa con conseguenti spinte ad esagerare nel viziare nipoti o nel cedere senza discussioni alle richieste di babysitteraggio, leggiamo o rileggiamo «Vestivamo alla marinara» di Susanna Agnelli, un best-seller degli Anni 70. I capitoli dedicati all’infanzia dei rampolli Agnelli sono esemplari di una epoca, di un certo tipo di educazione, del rapporto adulti-bambini. Se il contesto non è dei più comuni e popolari, i capisaldi invece lo sono. Infanzia senza diritto alla parola, ubbidienza totale, rigore, sobrietà, regole e castighi. Tranquillizziamoci. Se abbiamo provato impulsi anti-animalistici nei confronti dei maialotti, consideriamo che «...se uno non finiva tutto quello che aveva nel piatto se lo ritrova al pasto seguente». Se abbiamo vagheggiato l’idea di dire di no a Francesca consoliamoci con il nonno Agnelli, senatore: «La visita del Senatore riempie tutti di paura... Non è molto interessato alla nostra presenza». Se siamo state tentate da cattivi pensieri e calcoli sul numero dei giochi, non raggiungeremo mai la nonna Agnelli che «sta a letto dicendo cattiverie su tutti, vede sempre il peggio di tutte le persone». Di notte, dopo un pomeriggio dedicato ai nipotini, addormentiamoci sereni senza il terrore del buio di Susanna abbandonata sola ai suoi incubi. E se un incubo ci visiterà, saranno i rosei maialotti con i loro occhi di chicchi di caffè.

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