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IL TERZO SETTORE DEVASTATO DALLA CRISI COVID

di Claudia Fiaschi, Portavoce del Forum del Terzo Settore
da www.famiogliacristiana.it
@Riproduzione Riservata del 17 novembre 2020

Le richieste del non profit: fisco amico e fondi dal Recovery Fund. Favorire chi risponde con generosità alle emergenze e opera senza fini di lucro per il bene comune. Un articolo della portavoce Claudia Fiaschi.-


La seconda ondata della pandemia Covid-19 riapre in Italia la più grande emergenza sociale dal dopoguerra, nella quale tutti i bisogni che sono connessi al lavoro di cura, assistenza, educazione, conciliazione tra tempi di vita e lavoro, tornano ad essere una questione centrale. Tutte le energie positive delle nostre comunità si sono mobilitate dallo scorso mese di marzo: il Terzo settore ha svolto un ruolo fondamentale: garantendo continuità di servizi e assistenza, sviluppando nuove soluzioni a sostegno dei cittadini, in particolar modo a sostegno delle persone più fragili. Il non profit è un pilastro dell’architettura delle nostre comunità, nell’emergenza come nella cosiddetta “normalità”, senza il quale non avremmo accesso a moltissime opportunità fondamentali per la qualità della vita.
Non è un caso che molte delle nostre attività siano realizzate in collaborazione con le istituzioni: accade nel mondo della sanità, nel tempo libero, nello sport, nella cultura, nell’educazione dei bambini, nell’assistenza alle persone. Lo facciamo ogni giorno nel nome di un impegno sociale che faccia recuperare alle persone la loro prospettiva di dignità, di partecipazione alla costruzione del bene comune: un’attenzione alle comunità che punta a ridurre le disuguaglianze. Oggi più che mai è necessario sostenere il Terzo settore e i soggetti che gli danno vita: più di 350 mila organizzazioni a livello nazionale, con 5 milioni e mezzo di volontari e 850 mila dipendenti, per un valore aggiunto superiore al 4% del Pil nazionale.
Serve dunque un Fisco amico delle associazioni, che favorisca ciò che è senza fini di lucro e impegnato in attività di interesse generale, dando attuazione alla fiscalità di vantaggio per le imprese sociali. E servono misure di sostegno economico alimentate dalle risorse del Recovery Plan: innanzitutto per rafforzare la struttura dei soggetti del mondo del non profit, ma anche per coinvolgere enti e associazioni nei progetti che riguardano la transizione energetica e l’economia circolare, la valorizzazione del patrimonio culturale e l’inserimento lavorativo, tutti gli aspetti di quel modello di sviluppo inclusivo e sostenibile a cui tende l’Unione Europea.
Pensiamo a un grande piano di sviluppo dell’economia sociale, e a una rete di protezione sociale che connetta stabilmente il Terzo settore con le istituzioni pubbliche, per dare risposte ai bisogni dei cittadini e delle comunità.
È dunque il momento di abbracciare convintamente un modello di sviluppo economico che sia centrato sulle persone, sulle comunità, sulla capacità di ridurre le disuguaglianze: con un Terzo settore più solido, fonte di coesione sociale, possiamo migliorare la qualità della vita dei cittadini e rispondere meglio alle emergenze.

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