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Il Papa: “Una società è umana se sa prendersi cura dei più fragili”

di Domenico Agasso
da www.lastampa.it
@Rièrpoduzionme Riservata del 12 gennaio 2021
Francesco nel messaggio per la Giornata mondiale del Malato denuncia: la pandemia ha fatto emergere tante carenze della sanità, non sempre garantite le cure. «Investire è la priorità, la salute è un bene comune primario».-
Papa Francesco (foto d'archivio)
CITTÀ DEL VATICANO. La pandemia «ha fatto emergere inadeguatezze dei sistemi sanitari e carenze nell'assistenza alle persone malate». Ai più «vulnerabili non sempre è garantito l'accesso alle cure, e non sempre lo è in maniera equa». È la denuncia che papa Francesco lancia nel Messaggio per la Giornata Mondiale del Malato, che si celebrerà l'11 febbraio. Il Pontefice avverte: «Una società è umana se sa prendersi cura dei più fragili».  E poi esorta: bisogna «investire» nella «salute», che è «un bene comune primario»
Il Vescovo di Roma evidenzia come «il comandamento dell’amore, che Gesù ha lasciato ai suoi discepoli, trova una concreta realizzazione anche nella relazione con i malati». Così, una «società è tanto più umana quanto più sa prendersi cura dei suoi membri fragili e sofferenti, e sa farlo con efficienza animata da amore fraterno». Perciò, tendiamo a questa meta - è l’incoraggiamento del Papa - e facciamo in modo che nessuno resti da solo, che nessuno si senta escluso e abbandonato».
L'attuale pandemia «ha fatto emergere tante inadeguatezze dei sistemi sanitari e carenze nell'assistenza alle persone malate - mette in evidenza il Pontefice - Agli anziani, ai più deboli e vulnerabili non sempre è garantito l'accesso alle cure, e non sempre lo è in maniera equa». Questo dipende «dalle scelte politiche, dal modo di amministrare le risorse e dall'impegno di coloro che rivestono ruoli di responsabilità. Investire risorse nella cura e nell'assistenza delle persone malate è una priorità legata al principio che la salute è un bene comune primario».
È necessario stabilire «un patto» tra chi ha bisogno di cure e chi le somministra, un patto che metta al centro «la dignità del malato». Perché vi sia «una buona terapia, è decisivo l'aspetto relazionale, mediante il quale si può avere un approccio olistico alla persona malata». Valorizzare questo aspetto «aiuta anche i medici, gli infermieri, i professionisti e i volontari a farsi carico di coloro che soffrono per accompagnarli in un percorso di guarigione, grazie a una relazione interpersonale di fiducia». Si tratta dunque di «stabilire un patto tra i bisognosi di cura e coloro che li curano; un patto fondato sulla fiducia e il rispetto reciproci, sulla sincerità, sulla disponibilità, così da superare ogni barriera difensiva, mettere al centro la dignità del malato, tutelare la professionalità degli operatori sanitari e intrattenere un buon rapporto con le famiglie dei pazienti».
Se la pandemia ha messo a nudo le carenze della sanità, legate a decisioni politiche sbagliate, allo stesso tempo «ha messo in risalto anche la dedizione e la generosità di operatori sanitari, volontari, lavoratori e lavoratrici, sacerdoti, religiosi e religiose, che con professionalità, abnegazione, senso di responsabilità e amore per il prossimo hanno aiutato, curato, confortato e servito tanti malati e i loro familiari». È una «schiera silenziosa di uomini e donne che hanno scelto di guardare quei volti, facendosi carico delle ferite di pazienti che sentivano prossimi in virtù della comune appartenenza alla famiglia umana».

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