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Il nostro ambiente è la nostra salute

di Sara Mellone
Il dibattito sullo stato del pianeta e le conseguenze sul benessere dell’umanità, al Villaggio della Terra che conclude i lavori a villa Borghese a Roma.-

Qualunque passeggiata nel verde di un parco, una giornata trascorsa a contatto con la natura, regala sempre una sensazione che ha il sapore del “ritorno” in una dimensione che sa di “casa”. Questa è l’atmosfera che si respira al Villaggio per la Terra di Villa Borghese nel cuore di Roma. Ed è proprio la nostra casa, il nostro pianeta ad essere questa mattina al centro del dibattito all’interno del Talk Planet – Clima e Salute dal titolo: Il nostro ambiente è la nostra salute. Come possiamo invertire la rotta?

Il focus scientifico del Villaggio porta all’attenzione dei cittadini il monito lanciato da ricercatori e premi Nobel di tutto il mondo che, nella recente Carta Internazionale di Roma su Clima e Salute, hanno espresso raccomandazioni e suggerito azioni necessarie alla salvaguardia dell’ambiente per la tutela della stessa salute dell’uomo. I protagonisti del talk, moderato dalla giornalista del Tg1 Alma Maria Grandin, sono stati Walter Ricciardi, presidente del Dipartimento Scienze della Salute della Donna, del Bambino e di Sanità Pubblica della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS, Giovanni Raimondi, presidente della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS, Bruno Dallapiccola, direttore Scientifico dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù IRCCS, Giovanni Scambia, direttore Scientifico della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS e Alberto Contri, presidente della Fondazione Pubblicità Progresso.

Punto di partenza della riflessione del Presidente Raimondi è la Laudato si’ di Papa Francesco: «Il degrado della natura è strettamente connesso alla cultura che modella la convivenza umana». Si parte allora dall’impegno a curare curando l’ambiente, applicando la cultura ecologica al valore della persona all’interno delle strutture ospedaliere, fino ad arrivare alla condivisione e divulgazione di una cultura incentrata sul recupero e la salvaguardia dell’ambiente, per far fronte alle nuove patologie causate dall’inquinamento in tutte le sue declinazioni.

L’ultimo rapporto dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) delle Nazioni Unite – il foro scientifico che dal 1988 studia il riscaldamento globale – conferma che un aumento medio della temperatura globale di almeno 1,5°C sui livelli pre-industriali è ormai inevitabile, avverrà nei prossimi 12 anni. Per tenersi entro i 3°C di aumento complessivo sarà necessario tagliare le emissioni di anidride carbonica del 45 per cento entro il 2020. In mancanza di azioni radicali, la temperatura media aumenterà oltre i 2°C portando a eventi climatici più estremi e cambiando il clima di intere aree geografiche, con conseguenze per milioni di persone.

Questi sono i dati che hanno animato il dibattito della politica internazionale tra i 196 Paesi partecipanti alla COP24, la 24° Conferenza sul cambiamento climatico organizzata dalle Nazioni Unite a Katowice, in Polonia, lo scorso dicembre e che hanno mosso la comunità scientifica internazionale a prendere posizione all’interno del primo Simposio Health and Climate Change, presso l’Istituto superiore di sanità (Iss), dove 500 ricercatori ed esperti (di 27 Paesi differenti) su salute e cambiamenti climatici hanno siglato la Carta di Roma.

Per citare alcuni numeri, solo in Italia l’inquinamento atmosferico ogni anno è responsabile della morte prematura di più di 60mila persone. Nei prossimi 20 anni si calcolano fino ai 250mila decessi che ogni anno il mondo subirà, per eventi estremi correlati all’aumento di temperatura (come le ondate di calore). Agire culturalmente su questi temi vuol dire intervenire positivamente sulla salute di donne e bambini – sottolinea il prof. Scambia – i soggetti più fragili ed esposti alle conseguenze delle catastrofi ambientali.

Per invertire la rotta è necessario che ciascuno si senta responsabile del cambiamento da innescare perché i fattori ambientali sono determinati dalle nostre azioni quotidiane. Il prof. Ricciardi ha lanciato l’invito ai presenti a “diventare ambasciatori della salute della Terra”. Ma da dove cominciare? Le parole d’ordine sono: riciclare, risparmiare energia, non sprecare l’acqua, prediligere slow food, camminare di più e guidare meno, curare il verde, costruire green, acquistare sostenibile, utilizzare meno plastica.

Il prof. Contri ha illustrato l’importanza di sostenere le azioni individuali attraverso campagne di comunicazione efficaci, in grado di impattare l’opinione pubblica e mettere in rete iniziative e progetti a favore dell’ecologia, come la piattaforma CiRiesco.

«Proteggere il creato per difendere l’uomo» esorta l’enciclica, perché «la persona è un super organismo fatto di genomi e ambiente» ribadisce il prof. Bruno Dallapiccola.

Recuperare il legame ancestrale tra uomo e natura, ripristinare una relazione positiva tra creatura e creato è la chiave per salvare l’ambiente e garantire la conservazione della specie umana.

Il Villaggio per la Terra è uno spazio che permette di recuperare e sperimentare proprio la bellezza di questo legame, offrendosi come contenitore e amplificatore di una cultura che prova a lanciare dal basso una conversione ecologica.

da www.cittànuova.it
@Riproduzione Riservata del 29 aprile 2019

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