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Il malato viene sempre prima. Riumanizzare la medicina oltre la spersonalizzazione

di Mauro Cozzoli, Sacerdote, professore di Teologia morale nella Pontificia Università Lateranense
Massimo Massetti, Cardiochirurgo, direttore dell’Area cardiologica del Policlinico Gemelli
In medicina è molto vivo oggi il problema sollevato dalle medical humanities, che avanzano il bisogno di coniugare le scienze e le tecnologie mediche con i saperi umanistici e comportamentali ...-
 
In medicina è molto vivo oggi il problema sollevato dalle medical humanities, che avanzano il bisogno di coniugare le scienze e le tecnologie mediche con i saperi umanistici e comportamentali, al fine di rispondere alle sfide del riduzionismo antropologico e contrastare le derive del fisicalismo, del tecnicismo, dell’aziendalismo, e dare così un ri-orientamento umano e umanizzante al pensare e operare medico. Se n’è fatto voce autorevole il Convegno che si è recentemente tenuto alla Facoltà di Medicina dell’Università Cattolica-Policlinico Gemelli di Roma: 'Curare con il Cuore. Riflessione sulla riumanizzazione delle cure'.
A partire da uno sguardo critico su tali sfide e derive, il Convegno ha tracciato le prospettive di senso, di orientamento e di scopo verso cui muoversi. Il progresso della medicina in questi ultimi 30 anni ha portato a traguardi considerevoli, sia in termini di guarigione che di qualità della vita nei pazienti affetti da malattie croniche e invalidanti. Il contributo di questo progresso è visibile anche nell’invecchiamento progressivo della popolazione, che si riassume con lo slogan 'si vive meglio e più a lungo'.
Questo progresso è stato favorito dai successi della ricerca scientifica e dall’innovazione tecnologica in tutti i campi delle scienze biomediche, con un progressivo ed esponenziale incremento dei costi che sta condizionando la sostenibilità di un’assistenza sanitaria gratuita per tutti. In questo contesto sociale e finanziario, i sistemi organizzativi sanitari si sono evoluti, sotto la spinta dell’efficientamento economico, verso un’organizzazione centrata sull’ospedale e non sul paziente, che si trova a vivere un percorso di cura frammentato e spesso senza chiari riferimenti a chi lo cura. Frammentazione e smarrimento accresciuti dall’estrema specializzazione della medicina, che distorce lo sguardo dal malato sulla malattia: dal malato, che è 'qualcuno' da incontrare e accompagnare, alla malattia, che è 'qualcosa' da sottoporre a controlli e protocolli.
In un contesto di cura centrato sull’ospedale iperspecialistico e aziendalizzato, il malato sviluppa un elevato tasso di ansia e depressione, lesivi della dignità di persona e nocivi per la guarigione. Le patologie e l’ospedalizzazione si correlano frequentemente alla sofferenza psicologica e spirituale. L’esperienza di malattia infatti, associata al ricovero, è delineabile come una circostanza ad alto impatto stressogeno e può essere accompagnata da stati di disorientamento, turbamento e percezioni di depersonalizzazione, a causa della stessa situazione sanitaria, dell’allontanamento dall’ambiente familiare e vitale e dall’affiorare e imporsi di interrogativi esistenziali. Di qui l’esigenza di una riumanizzazione della medicina, volta a ritrovare il carattere umano che le è proprio, ponendo al centro dei percorsi di cura la persona, in un approccio olistico che polarizzi l’attenzione sulla totalità inscindibile delle componenti fisica, emotiva, spirituale e sociale.
Una medicina della con-discendenza, che rimuove e appiana distanze e divari medico-malato. Il medico si fa prossimo del malato, in una relazione terapeutica scandita da empatia, compassione e consolazione: il trittico della misericordia – il cuore che si china sulla miseria umana – cui ci richiama insistentemente papa Francesco. Relazione di 'empatia' ( en-pathos), che porta a immedesimarsi con il sentire e soffrire del malato; di 'compassione' ( cum-passio), che lo prende con sé, ne condivide il patire; di 'consolazione', che gli dona il solatium, il beneficio cioè e il sollievo della medicina. Questa è una medicina che coniuga insieme umanità ed efficienza: un curare che non solo non toglie nulla all’efficienza, ma ne accresce l’efficacia.
È una medicina altresì sostenibile, perché a costo zero e l’impiego di risorse che richiede è ampiamente ripagato. È una medicina tuttavia che fa presa sulle risorse valoriali dei soggetti, che comporta una mens nova, che esige una metanoia: una conversione in radice del pensare e operare medico. Una conversione spirituale e morale che comincia 'dentro', nella interiorità delle coscienze, dalle cui profondità trabocca 'fuori', in ogni ambito del decidere e agire medico: relazionale, progettuale, gestionale, strutturale, istituzionale.
da www.avvenire.it
@Riproduzione Riservata del 04 gennaio 2019
                 

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