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Giovani. Il lavoro che gli adolescenti sognano. E quello che potranno fare davvero

di Pietro Saccò

da www.avvenire.it

@Riproduzione Riservata del 25 gennaio 2020

Indagine dell’Ocse sulle aspirazioni e le prospettive dei 15enni in 41 Paesi. C’è troppa concentrazione sulle 10 occupazioni più popolari (poco cambiate dal 2001).-

«Che cosa vuoi fare da grande?» ha chiesto l’Ocse ai 600mila quindicenni di 41 Paesi che nel 2018 hanno partecipato ai test Pisa, quelli che misurano la preparazione degli studenti. Le loro risposte non sono state molto diverse da quelle che avevano dato i 15enni del 2000, persone che oggi hanno 35 anni e, almeno in teoria, sono nel pieno della carriera lavorativa: le ragazze sognano di fare le dottoresse, le insegnanti, le manager; i ragazzi vogliono diventare ingegneri, manager, dottori.

L’Ocse ha tenuto per sé una più sgradevole domanda adulta: questi ragazzi riusciranno a fare il lavoro che sognano? E qui emergono diverse questioni interessanti. La prima – sottolineata da Andreas Schleicher, responsabile dell’educazione dell’Ocse, nella presentazione dello studio al World Economic Forum di Davos – è che sempre più adolescenti scelgono il lavoro che sognano da un lista ristretta delle occupazioni più popolari e tradizionali.

«L’indagine - ha notato Schleicher - mostra che troppi adolescenti stanno ignorando, o non conoscono, i nuovi lavori che stanno emergendo, particolarmente come risultato della digitalizzazione ». L’analisi mostra per esempio il caso americano, dove ci sono lavori ben pagati e in forte crescita come l’assistente informatico (stipendio medio di 51mila dollari l’anno e crescita dei posti di lavoro stimata in un +10,6%) che finiscono in fondo alla lista dei lavori sognati dai ragazzi (è al 229° posto). Il 47% dei ragazzi e il 53% delle ragazze però sceglie una delle 10 occupazioni più popolari (in Italia la concentrazione è più bassa della media, al 40%), con casi preoccupanti come quello dell’Indonesia, in cui le preferenze di ragazzi e ragazze vanno in maggioranza a sole tre occupazioni (manager, insegnanti e dottori per le femmine, manager, dottori o soldati per i maschi).


15,6%%
La quota di ragazze che sogna di fare il dottore (per i maschi al 6%). Il lavoro più cercato dai ragazzi è invece l’ingegnere (7,7%)

7,1%
La percentuale di adolescenti che sogna di fare l’insegnante, secondo lavoro più popolare dopo il dottore

39%
La quota di impieghi (citati dai ragazzi) a forte rischio di essere automatizzati nel giro dei prossimi 10-15 anni

25%
La quota di adolescenti italiani che vuole diventare manager o professionista ma non pensa di andare all’università

40%
La percentuale di studenti italiani svantaggiati che ha buoni risultati nei test ma non pensa di potere fare carriera

12%
Il 'gender gap': la differenza di aspettative di carriera tra 'studenti bravi' maschi e 'studentesse brave' femmine


L’Ocse pone un’altra domanda scomoda: questi ragazzi sanno quello che devono studiare per fare il lavoro che sognano? Molti no: in troppi sognano di diventare manager o professionisti ma non sono intenzionati a studiare all’università, con numeri allarmanti anche nell’efficiente Germania, dove la quota di chi si aspetta di potere fare carriera senza andare all’università supera il 70% tra gli studenti 'svantaggiati', cioè che arrivano da famiglie più povere della media (in Italia questa percentuale è sopra il 40%). Emerge poi un problema contrario di rassegnazione alla diseguaglianza: molti studenti 'svantaggiati' che hanno ottimi risultati ai test Pisa non pensano di potere aspirare a carriere di successo.

In Svizzera, nelle Filippine, in Giappone e in Repubblica Ceca sono più del 50%. Ciò che occorre, conclude l’Ocse, è aiutare gli studenti a fare la scelta migliore per il proprio futuro professionale. Quindi più stage, visite in azienda, partecipazione alle fiere del lavoro. Occorre poi una figura di consulente per l’occupazione all’interno delle scuole su cui gli studenti possano fare affidamento. Preparare bene gli studenti per il mondo lavorativo che incontreranno è una delle più lungimiranti strategie che si possano adottare per migliorare l’occupazione.

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