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Genitori imperfetti, bambini felici. Il potere delle 5R nell’educazione

di Giulia Mattioli
da www.d.repubblica.it
@Riproduzione Riservata del 10 novembre 2025

Nel suo libro bestseller la psicologa Aliza Pressman propone un approccio concreto e rassicurante per affrontare le sfide educative del parenting contemporaneo, partendo da un presupposto: la perfezione non è necessaria.-

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Buone notizie sul fronte del parenting: non occorre essere perfetti. Ai figli non servono genitori impeccabili, ma adulti presenti, affettuosi e disposti a crescere insieme a loro. Lo sostiene la psicologa americana Aliza Pressman, che nel suo bestseller I 5 principi per essere genitori migliori (De Agostini) offre un approccio concreto e accessibile per orientarsi nella quotidianità. Niente regole rigide né ricette miracolose, ma cinque principi fondamentali, che lei chiama le 5R, su cui costruire relazioni sane, autentiche e resilienti.

Con oltre vent’anni di esperienza nel lavoro con famiglie, pediatri e operatori della salute mentale, Pressman è cofondatrice del Mount Sinai Parenting Center e docente di pediatria, nonché scrittrice bestseller del New York Times. Madre di due adolescenti, è anche autrice del podcast Raising Good Humans, seguito da centinaia di migliaia di ascoltatori in tutto il mondo. Molto apprezzata dal pubblico statunitense, è una figura di riferimento nel campo dell’educazione e dello sviluppo infantile, ed è seguitissima per il suo approccio scientifico ma di facile comprensione.

Le 5 R per crescere bambini resilienti

“Gli studi sono chiari, i principi fondamentali da padroneggiare per crescere buoni esseri umani sono cinque: Relazioni, Riflessione, Regolazione, Regole e Riparazione”. Si tratta di quelli che lei definisce “cardini”, strumenti quotidiani che, intrecciandosi tra loro, portano i bambini a sviluppare la resilienza, ovvero la capacità di affrontare le difficoltà, sviluppando fiducia in sé stessi, flessibilità emotiva e capacità di adattamento - qualità che rappresentano le fondamenta su cui si costruisce l’identità di adulti sani, equilibrati e in grado di affrontare la complessità della vita.

Tutto parte dal legame con almeno un adulto stabile e affettuoso: la ricerca dimostra che la resilienza nasce proprio all’interno delle relazioni di cura. Ma per essere davvero presenti serve anche la capacità di fermarsi a riflettere: prendersi un momento, anche breve, per respirare, osservare e dare un significato a ciò che accade, aiuta a interrompere le reazioni automatiche e a rispondere con intenzionalità. Questo spazio tra stimolo e reazione è prezioso, ed è alla base dell’autonomia e della crescita, per grandi e piccoli.

La regolazione emotiva è un’altra competenza chiave: non significa essere sempre calmi, ma saper tornare all’equilibrio, anche co-regolandosi insieme ai figli. È una pratica continua, fatta di piccoli aggiustamenti quotidiani. Le regole poi, intese come confini chiari e coerenti applicati con sensibilità, danno ai bambini sicurezza e direzione: non si tratta di rigidità, ma di autorevolezza. E infine, la riparazione: ogni relazione conosce momenti di rottura. La differenza la fa la capacità di riconoscerli e di ricucire, anche con gesti semplici e quotidiani, spiega Pressman. È così che si costruisce fiducia, e si insegna che l’imperfezione è parte integrante della vita.

Riassumendo, tenete sempre a mente le 5R

  • Relazioni
  • Riflessione
  • Regolazione
  • Regole
  • Riparazione

Contro l’ansia da perfezione

Questi cinque principi non richiedono performance impeccabili, ma solo disponibilità e presenza. L’autrice rimarca con forza un concetto fondamentale: gran parte del lavoro di genitori “Consiste nell’insegnare ai nostri piccoli esseri umani come destreggiarsi fra gli alti e bassi della vita in tutta la sua imperfezione. Esercitatevi a prendere voti buoni o anche solo discreti. Puntate all’80 per cento di quello che avevate immaginato di poter ottenere. Normalizzate gli errori. Potete cominciare con quelli molto piccoli, se vi sembra più fattibile”.

Il messaggio arriva in un momento storico in cui essere madre o padre sembra più complicato che mai. L’ansia da genitore perfetto è una delle caratteristiche più riconoscibili della genitorialità contemporanea: in un contesto saturo di contenuti, modelli ideali e aspettative implicite, ci si sente costantemente sotto esame. Anche approcci validi come il gentle parenting che promuove un’educazione basata su empatia, rispetto e connessione emotiva, senza ricorrere a punizioni o autoritarismo, se mal interpretati rischiano di diventare un altro standard da raggiungere, più che una risorsa relazionale. Il paradosso è che, nel tentativo di fare tutto bene, si genera spesso l’effetto opposto: insicurezza, senso di inadeguatezza, timore di sbagliare sempre qualcosa. Eppure, scrive Pressman, “La scienza ci dice che proprio le nostre curve di apprendimento sono fondamentali in tutte le fasi della crescita di bravi esseri umani”.

Partendo dunque dall’idea – per molti versi liberatoria - che “non è necessario essere genitori perfetti nel momento in cui nasce un figlio, né in seguito”, il libro affronta molte dimensioni del parenting: dalla gestione emotiva alle abilità chiave dell’educazione, come gratitudine, autonomia, motivazione, empatia e autoregolazione, dalla trasmissione dei valori alle nuove sfide del mondo digitale. Non mancano capitoli dedicati alla cura dei genitori stessi, con riflessioni sul mommy brain, la tipica smemoratezza e confusione mentale che molte mamme sperimentano soprattutto nei primi mesi dopo la nascita di un figlio, all’istinto genitoriale (spoiler: non esiste) fino alla necessità di abbandonare l’archetipo della mamma-martire. Il libro tocca anche temi pratici e molto concreti, come la gestione del sonno, l’alimentazione senza drammi, la disciplina basata sulla connessione e sull’empatia, la risoluzione dei conflitti familiari, le relazioni tra fratelli e amici, le grandi transizioni come divorzi o lutti, fino ad arrivare a questioni attuali e delicate come lo screentime e la sessualità, con un approccio scientifico e non giudicante.

La filosofia di Pressman si inserisce in una lunga tradizione psicologica: già nella prima metà del Novecento Donald Winnicott parlava di “genitori sufficientemente buoni” per indicare che ciò che conta davvero è la qualità del legame, non la perfezione. E lo confermano anche le ricerche più recenti: secondo gli studi della psicologa Susan S. Woodhouse rispondere adeguatamente ai bisogni del figlio anche solo nel 50% dei casi è sufficiente a costruire un attaccamento sicuro. “Crescere i figli è un compito enorme, in qualunque modo o momento lo si faccia”, conclude Pressman. “Capiteranno degli errori, e quegli errori in realtà è previsto che capitino. Quegli errori servono ai nostri figli, e servono a noi”.

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