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GALIANO: «LA PANDEMIA CHE "STRAPPA" L'ADOLESCENZA DEI NOSTRI RAGAZZI»

di Chiara Pelizzoni 
da www.famigliacristiana.it
@Riproduzione Riservata del 16 gennaio 2021

A Milano, e non solo, in questi giorni gli studenti occupano i licei per tornare a scuola. Un paradosso – ripensando alle occupazioni fatte per saltare le lezioni - o un segnale di disagio? Ne parliamo con il professore e scrittore Enrico Galiano.-  

Enrico Galiano, 43 anni  Enrico Galiano
Lascia di stucco leggere di studenti che, in questo gennaio in cui si prometteva il ritorno in classe, stanno occupando i licei per protestare contro il protrarsi della didattica a distanza (nella foto di copertina, un'immagine della contestazione a Milano). E non per il malcontento che li anima, ma perché l'occupazione è sempre stato lo strumento principe per affermare le proprie idee, ma anche per saltare le lezioni. «Un paradosso è vero» conferma Enrico Galiano, 43 anni professore e scrittore «ma anche il sintomo di una sofferenza importante.

Gli studenti non sono insofferenti alle regole, ma a quelle che non capiscono e loro non stanno capendo. Perché la scuola che dovrebbe essere al centro di tutto resta chiusa, mentre tutto il resto è aperto. Come mai la situazione è così pur essendoci stato abbastanza tempo (un anno) per organizzare trasporti e turni. Si sentono l'ultima ruota del carro: ci chiedono di fermarci a capire il loro stato d'animo. Poi certo i comportamenti a rischio per la salute non sono mai da avallare».
Cosa vuol dire per i ragazzi togliere la scuola per tutti questi mesi?
«Innanzitutto che una fetta non indifferente di studenti viene tagliata fuori perché non tutti possono partecipare alla DAD. E questa è una sperequazione, ineguaglianza che i giovani per primi percepiscono come ingiusta. Poi certo, tra loro c'è chi dice “ma non è giusto che il mio compagno non sia mai presente e lo promuovete lo stesso”; ma anche chi pensa che non sia giusto che il proprio compagno - magari perché sono in quattro fratelli in una stessa famiglia - sia tagliato fuori».
E a chi, invece, partecipa alla DAD cosa toglie fare lezione da casa?
«Il valore dello stare insieme in classe con gli altri che agevola l'apprendimento. Imparare non è guardare uno che dal video ti insegna qualcosa, ma il risultato di uno scambio umano. Poi certo, dobbiamo ancora imparare a usare bene la DAD. Se non fosse arrivato il vaccino, forse tra 10 anni avremmo avuto una classe insegnante capace a distanza di ricreare il grado di apprendimento che c'è in presenza. È come aver strappato ai ragazzi delle pagine dal libro dell'adolescenza (anche se, poi, ha permesso di scriverne delle altre). Tutte queste giornate in casa... Certo i giovani oggi hanno un milione di piattaforme su cui sentirsi e restare in contatto; ma non c'è paragone tra lo stare insieme all'aria aperta e farlo in presenza».
La DAD ha avuto anche dei vantaggi?
«Beh, alcuni ragazzi hanno conosciuto una sorta di privazione che ha avuto sulle loro vite un effetto benefico. Quando mai si è vista una flotta di studenti che bussa alla porta per entrare a scuola. La privazione ha insegnato loro il valore di quello che manca e che gli è stato tolto. Alcuni si sono chiusi molto di più, ma tanti altri si sono aperti molto di più. Per sapere, però, dove pende l'ago della bilancia della DAD ci vorranno anni».
Guardando al futuro pensa che vada conservata magari in versione “integrata”?
«Diciamo che come in tutte le sventure bisogna portarsi avanti tutto quello che si è imparato. La DAD ci ha messo in mano strumenti che non immaginavamo; penso ai disturbi specifici dell'apprendimento, a quei ragazzi che fanno fatica nelle dinamiche di gruppo e a distanza si sentono più liberi; e al 90 percento degli insegnanti che hanno dovuto imparare a usare le tecnologie. Alla luce di tutto questo la DAD è un imperativo anche quando saremo al riparto dal virus, perché con l'integrazione di questi strumenti si lavora molto di più e molto meglio».
Lei è in Friuli, lunedì sarà per voi una giornata “normale” mentre altre regioni come la Lombardia tornano rosse?
«Noi saremo arancioni, ma è un po' che non facciamo una vera presenza. Abbiamo dei positivi e dei ragazzi in quarantena fiduciaria; quindi, tre o quattro sono collegati da casa, gli altri venti sono in classe. E noi prof facciamo i numeri. Io dico sempre che se uno vuol fare la dieta dimagrante (scherza) un'ora di didattica integrata è meglio di un'ora di palestra».
Professore chiudiamo con un incoraggiamento per chi, di nuovo, da lunedì si ritroverà a casa. Cosa può dire a questi ragazzi?
«Che anche noi abbiamo bisogno del loro aiuto. La rabbia è giusta e sana, ma mi auguro che la sappiano incanalare in proposte concrete per migliorare la situazione. Diamoci tutti una mano perché anche noi insegnanti preferiamo essere in classe piuttosto che a casa. La crisi è sempre un momento duplice: butta giù ma apre a nuove possibilità. Aiutateci allora ragazzi a usare certi strumenti: per esempio a capire come possiamo sfruttare tik tok per fare lezioni migliori, oggi a distanza e domani in presenza. Ecco perché auguro loro di incanalare la rabbia in soluzione creative per superare tutti insieme un momento così difficile».
 

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