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Figli. Assegno unico, come fare domanda all'Inps. E per i dipendenti c'è lo "scalone"

di Massimo Calvi
da www.avvenire.it
@Riproduzione Riservata del 23 giugno 2021

Dal 1° luglio le domande per il benefit temporaneo. Le novità. Mille euro in media per autonomi e disoccupati, 377 euro in più per chi percepiva gli assegni familiari. Esclusi i redditi medio-alti.-

Famiglia a Milano

È pronta la procedura per fare domanda all’Inps e ottenere l’assegno temporaneo per i figli minori dal primo luglio al 31 dicembre. La novità riguarda i lavoratori autonomi e i disoccupati di lungo periodo, che non avevano diritto agli Assegni per il Nucleo Familiare (Anf) per dipendenti e pensionati. Ma anche per questi ci sono dei cambiamenti, perché per loro gli importi sono stati aumentati. Questo, in attesa del nuovo Assegno unico che debutterà dal 2022.

Il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, ha spiegato in audizione alla commissione Lavoro del Senato che per l’assegno temporaneo la procedura è semplificata: bastano codice fiscale e Iban. Le domande possono essere presentate dal 1° luglio al 30 settembre: in tal caso si percepiranno anche gli arretrati. Chi farà domanda da ottobre in poi riceverà solo la quota dal momento della richiesta.

L’assegno è legato al reddito Isee. Sotto i 7.000 euro Isee l’importo è massimo: 167,5 euro mensili per una coppia con un figlio, 335 euro con due figli; dal terzo l’aumento è del 30%: 653 euro con tre figli (dunque 217,75 a figlio), 871 euro con quattro e 1.179 con cinque o più figli. Gli importi decrescono però rapidamente e dopo i 50 mila euro Isee non si prende più nulla. L’assegno temporaneo è compatibile col Reddito di cittadinanza, e in tal caso il corrispettivo sarà caricato direttamente sulla carta, ha spiegato Tridico.

Per quanto riguarda i dipendenti, l’assegno resta per ora ancorato al reddito familiare lordo e l’unica novità riguarda gli aumenti: 37,5 euro in più a figlio e 55 in caso di 3 o più figli. L’Inps ha però chiarito che l’aumento non è una base comune per tutti, ma va solo a chi percepisce già l’assegno. Questa decisione ha generato una situazione anomala, perché crea uno scalone tra l’ultimo percettore di assegno e chi, con un solo centesimo in più di reddito, non ne ha diritto. Facciamo un esempio. L’importo degli Anf è massimo fino a 14.775,06 euro lordi, livello che finora permetteva a una coppia con un figlio di avere 137,5 euro, poi l’assegno cala rapidamente e arrivati a 72.929,61 euro annui diventa di soli 12 centesimi al mese. Oltre questa soglia, niente assegni. Con gli aumenti, il reddito più basso ottiene 175 euro al mese a figlio (137,5 + 37,5), il reddito più alto passa a 37,62 al mese (0,12 + 37,5). Se però si guadagna un solo centesimo in più, cioè 72.929,62 euro, l’assegno sfuma. Un minuto di straordinario, e si perdono 225 euro.

L’assegno temporaneo, in ogni caso, aumenta le risorse a tutte le famiglie (esclusi i redditi medio-alti): a quelle degli autonomi, che prima non percepivano nulla, e a quelle dei dipendenti, che ottengono di più. Inoltre, le detrazioni per i figli a carico restano in vigore per tutti. Il presidente dell’Istat, Giancarlo Blangiardo, in audizione alla Commissione Lavoro del Senato, ha spiegato che il 5,5% di tutte le famiglie italiane potrà beneficiare dell’assegno temporaneo, il cui importo medio sarà di 962 euro, mentre il 15,8% beneficerà della maggiorazione degli Anf, 377 euro in più in media. Inoltre, l’86,6% della spesa per l’assegno e l’81,5% di quella per gli aumenti, andrà alle famiglie con redditi bassi o medi appartenenti ai primi tre quinti della distribuzione del reddito. Ai più poveri, in particolare, arriva una somma pari a quasi il 7% del reddito.

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