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COSÌ EDUCHIAMO I BAMBINI ALLA PACE

di Laura Bellomi

da www.famigliacristiana.it
@Riproduzione Riservata del 04 marzo 2022

Alla scuola primaria Crispi di Milano alunni e docenti hanno riflettuto sulla guerra, le relazioni fra le persone e i popoli. Ne è nata una marcia colorata per le vie del quartiere.-

Cessate il fuoco, torniamo al gioco. È uno degli slogan lanciato dai bambini della scuola Crispi di Milano che nei giorni scorsi hanno attraversato il quartiere, in zona Viale Monza, per esprimere tante preoccupazioni e un unico desiderio: la pace. Perché la guerra in Ucraina non ha lasciato indifferenti nemmeno loro, i piccoli della primaria. «Fra i nostri alunni ci sono bambini le cui famiglie sono originarie di Russia e Ucraina», dice la docente Mariacristina Mecenero. «Quando è scoppiato il conflitto ne abbiamo subito parlato in classe: i bambini erano allarmati, anche chi ha genitori italiani: temevano la Terza guerra mondiale».

A proporre la manifestazione per la pace, è stato un alunno di quarta. «Eravamo in cerchio, ho chiesto cosa sapevano dei bombardamenti. La preoccupazione era enorme, ho capito quanto fosse necessario dare spazio alla condivisione delle emozioni. L’idea della marcia è nata così», prosegue l’insegnante.

Il giorno stesso le docenti e i docenti si sono trattenuti a scuola per confrontarsi su come affrontare il tema. «È emersa la necessità di fare attenzione alle parole: alcune ci tengono aperti verso gli altri, altre suggeriscono colpe e condanne. Certo non potevamo sorvolare sulla spietatezza della dittatura, ma nemmeno calcare sulla polarizzazione fra buoni e cattivi».

I bambini stessi hanno poi coinvolto i compagni, tutte e 16 le classi hanno aderito e così il primo marzo circa 250 piccoli hanno sfilato per le vie del quartiere con i loro cartelli colorati. «Diversi passanti si sono fermati a leggere gli striscioni e alcuni hanno anche fatto un tratto di strada con noi», continua Mecenero. I bambini hanno poi attaccato i cartelli a pali e ringhiere, così da interloquire con la cittadinanza. Fra i loro pensieri, alcuni anche in rima: Chi fa la guerra non è coraggioso. Chi fa la pace è valoroso, W la pace, abbasso la guerra in ogni angolo della guerra e Siamo lontani ma anche vicini perché vi sentiamo come nostri cugini.

«È stato un atto simbolico ma importante. Aiutare i bambini a trasformare in azione una loro idea gli ha permesso di sentirsi partecipi, facendo emergere la gioia di esserci oltre alla paura del conflitto», dice ancora l’insegnante. «Certo ora occorre continuare a lavorare. La guerra ha acceso l’attenzione sulla relazione con gli altri, la propria identità e le proprie radici, l’importanza di dare spazio a sé e agli altri nelle differenze per costruire benessere e pace. Noi insegnanti abbiamo programmato un momento di formazione ad hoc, per il mese di giugno», chiude Mecenero. Perché il percorso verso una maggior fratellanza non è sempre immediato, ma è quanto mai necessario.

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