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Congedo parentale, la maternità passa da 6 a 9 mesi, al padre 10 giorni obbligatori

di Alessia Conzonato
da www.corriere.it
@Riproduzione Riservata del 24 giugno 2022

Il decreto legge approvato mercoledì 22 giugno dal Consiglio dei ministri è noto principalmente per aver prorogato anche nel terzo trimestre del 2022 le misure varate dal governo per contenere i costi dell’energia elettrica e del gas e per garantire liquidità alle imprese che effettuano stoccaggio di gas naturale. Ma ha portato anche altre novità: il Cdm ha approvato anche la direttiva (UE) 2019/1158 del Parlamento europeo e del Consiglio del 20 giugno 2019 che l’equilibrio tra l’attività professionale e la vita familiare dei genitori. In sostanza, per i lavoratori dipendenti i mesi di congedo parentale indennizzati salgono da sei a nove da fruire non più fino ai sei anni del figlio, ma fino a 12. Mentre, per i lavoratori autonomi e i professionisti viene esteso il diritto all’indennità giornaliera nel caso di gravidanza a rischio anche fino a due mesi prima del parto.

Equa ripartizione delle responsabilità familiari

Il provvedimento, quindi, promuove per genitori e prestatori di assistenza un modo efficace per conciliare il lavoro con la vita familiare e, di conseguenza, un sistema volto a raggiungere una più equa divisione delle responsabilità tra uomo e donna, al fine di raggiungere una reale parità di genere sia sul lavoro che in famiglia. Le novità, infatti, riguardano anche il congedo di paternità: diventa strutturale quello obbligatorio di 10 giorni, di cui il padre può usufruire tra i due mesi precedenti al parto fino ai cinque giorni successivi, in caso di nascita o di morte perinatale del bambino. Questo è un diritto che si aggiunge al congedo di paternità «alternativo», che però è fruibile solo in casi gravi di morte, infermità o abbandono del figlio da parte della madre.

Le modifiche al periodo di congedo parentale

Al momento il congedo parentale prevede che lavoratori e lavoratrici ricevano un’indennità fino al sesto anno di vita del figlio, pari al 30% della retribuzione fino a un massimo di sei mesi per i genitori insieme (ovvero, anche tutti e sei i mesi solo alla madre o solo al padre, oppure una ripartizione anche non uguale dei mesi). Con il nuovo decreto legislativo questo diritto è esteso fino ai 12 anni del bambino e prevede una distribuzione diversa tra i genitori: l’importo rimane il solito, ma spettano tre mesi, intrasferibili, a ciascun genitore per un periodo totale di sei mesi e altri tre mesi, trasferibili tra genitori e fruibili in alternativa tra loro. Il periodo di congedo parentale, quindi, sale da sei a nove mesi, così come la durata complessiva del diritto al congedo parentale per il genitore solo (sostegno ai nuclei familiari monoparentali) sale da 10 a 11 mesi.

Maternità difficile per professioniste e autonome

L’ultima novità interessa le professioniste (con cassa) e le lavoratrici autonome. Ad oggi, hanno diritto all’indennità di maternità per il periodo che va da due mesi antecedenti ai tre mesi successivi alla data del parto. Secondo la legge, il suo valore è l’80% di cinque dodicesimi del reddito professionale denunciato al fisco per le professioniste e l’80% della retribuzione minima giornaliera degli operai agricoli alle lavoratrici autonome. Con il decreto legislativo approvato dal Cdm, il diritto si estende, per entrambe le categorie, in caso di «gravi complicanze della gravidanza o di persistenti forme morbose che si presume possano essere aggravate dallo stato di gravidanza», che dovranno essere accertate dall’Asl.

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