logo sito cav

CAV - Centro di Accoglienza alla Vita Vogherese ODV

Via Mentana n. 43
27058 Voghera (PV)
Tel: 349 4026282
email: cavvoghera@virgilio.it
Visualizzazioni:
4

Come vogliamo crescere i nostri figli? Consigli utili a genitori “digital”

di PAMELA ZAMBONIN,
psicoterapeuta cognitivo-costruttivista, specializzata in psicologia clinica

da www.bambiniegenitori.it
@Riproduzione Riservata

Ci capita di sentire il tempo che viviamo come pauroso perché troppo veloce, incontrollabile, senza valori né punti di riferimento. E dove c’è tanta confusione.

Anche molti adolescenti, proprio come noi, si sentono disorientati, stressati, apatici. Desideriamo un vero cambiamento, vorremmo avere ragazzi che si cercano, s’incontrano, progettano cose da fare insieme. Che si aiutano. Vorremmo figli che capiscano subito cosa desiderano fare, cosa gli fa battere il cuore, che ruolo occupare nella società, con totale libertà. Li vorremmo innamorati della vita, entusiasti, con gli occhi che brillano. Con tanta energia

Come l'educazione influenza il benessere dei figli?

È fondamentale capire che il metodo educativo che usiamo influenza le loro emozioni e il loro approccio alla vita - anche virtuale - e agire di conseguenza per sostenerli al meglio.

  1. Generano sofferenza, insicurezza e perdita della rotta genitori che giudicano sé stessi, che compiono scelte perché “è giusto” a prescindere da quello che “sentono” e che criticano i figli per ciò che fanno o scelgono.
  • Provoca dolore sentirsi dire: “ti voglio bene “se”. I figli si amano incondizionatamente, anche quando ciò che dicono, fanno, pensano, non ci piace. Perché i figli sono molto più di quello che dicono, fanno, pensano in quel momento.
  • Non dà un “vero senso” alla vita crescere con l’idea che il dovere venga prima del piacere. È vero il contrario, o perlomeno un 50/50. L’ideale sarebbe farli coincidere, occupandoci di ciò che ci entusiasma, trasformarlo nel proprio lavoro o dedicarci il tempo libero. Avendo costante cura di averne, di tempo libero per sé.

I genitori possono riconoscere le loro difficoltà?

I figli osservano e imparano dai comportamenti dei genitori. Spesso è il genitore che non ha ricevuto amore incondizionato, o non ha avuto la possibilità di seguire ciò che lo entusiasmava. Tuttavia da adulto ha scelto di mettere al mondo un figlio nonostante i suoi “contenitori interni” siano abbastanza vuoti. Perché il figlio regala pienezza, o addirittura  un senso al proprio esistere.

Questo genitore, nella propria “idea di vita”, pensa che per amare i figli, si faccia così: ti sacrifichi, anche se sei stanco, con poco tempo e troppe cose da fare. Egli vede nella genitorialità una missione, lo specchio del proprio valore e per questo fa fatica a tollerare gli errori dei figli. Al compimento dei 7-10 anni, continua a svolgere il proprio ruolo con la stessa intensità, non “lascia crescere” l’identità e la volontà del figlio, che lo percepisce come un genitore che vive in modo poco gioioso la vita.

Non ha capito che ha un contratto a tempo determinato con una scadenza improrogabile all’adolescenza, in cui il timone, gradualmente e con tempi adatti, va passato al figlio. Altrimenti la sua ingombranza non permetterà al figlio di salpare a vele spiegate per la propria rotta, senza voltarsi indietro.

Esiste poi un altro tipo di genitorialità: l’adulto che non c’è, o c’è a tratti (o non c’è stato). Magari perché assorbito dal lavoro, insoddisfazioni, ferite... o semplicemente perché arranca. Il figlio sperimenta solitudine e impotenza e smette di chiedere per non disturbare. Interiorizza la sensazione che per essere amati si debba essere autonomi, o performanti, o magari più silenziosi possibile.

Ecco la nostra realtà di oggi: adolescenti e giovani che si perdono, che soffrono, che riempiono i vuoti interiori attraverso le più svariate modalità e relazioni spesso virtuali, che nulla hanno a che fare con una piena realizzazione dei loro desideri più profondi e con una forma di vicinanza e collaborazione con gli altri ricca e costruttiva.

Cosa possiamo fare noi genitori per la loro felicità?

Ecco i 6 pilastri fondamentali da percorrere per una crescita armoniosa dei nostri figli

  1. Curiamo le nostre ferite: è necessario per uscire da automatismi difensivi. Possiamo farlo in tanti modi, non solo con la psicoterapia: a partire dalle discipline olistiche che sciolgono cicatrici dell’anima sul piano fisico; ma anche letture, percorsi di gruppo, esperienze di vicinanza e volontariato in ambienti “emotivamente sani”.
  2. Asteniamoci da giudicare l’altro. Le persone, il loro corpo e le emozioni non si giudicano  mai! È l’unico modo per vivere l’amore incondizionato. Si possono invece giudicare azioni, scelte, comportamenti, poiché sono espressioni momentanee che non riguardano la nostra “essenza”.
  3. “Tu sei”: è una trappola. Questa forma verbale è nociva: per nessuna ragione al mondo va usata con i nostri figli, neanche in positivo! L’approvazione nel proprio “essere” genera nel figlio un livello di dipendenza altissimo, che lo fa allontanare all’istante da ciò che desidera, per seguire ciò che piace a noi genitori.
  4. Comunichiamo in maniera rispettosa, tenendo in considerazione il figlio, anche se piccolo. Regole e decisioni vanno motivate e spiegate con un linguaggio adatto all’età usando esempi del quotidiano. Ascoltiamo il suo parere con interesse, anche se poi siamo noi genitori a decidere.
  5. Parliamogli delle nostre emozioni, specialmente di tristezza, rabbia paure facendogli capire che ce ne siamo occupando. Tanto lui le sente lo stesso… il suo “radar emotivo” (alias empatia) funziona! Offriamogli la libertà di sentirsi così e anche di potercene parlare. Che è un regalo immenso e una garanzia di equilibrio per il futuro.
  6. Educhiamolo al piacere: entusiasmo, divertimento, curiosità, interesse, voglia, desiderio… che siano le sensazioni più presenti! Noi genitori siamo stati educati diversamente, a caro prezzo: una società di individui infelici, agitati, insoddisfatti. Per restare in equilibrio, insegniamo ai nostri figli a credere nei loro sogni e alzare il volume dei loro desideri, sin da piccoli.

Qual è il più potente strumento educativo?

Le nostre vite! Essere genitori “a tempo determinato” regala energia, salute, e tanta libertà nel realizzarsi seguendo la propria strada. È quasi come un ritorno ad una forma di autenticità che si rende necessaria dopo che l’elastico che ci tiene separati dai nostri bisogni umani è arrivato al suo massimo livello di tensione.

Cerchiamo di essere genitori con più leggerezza e semplicità allontanandoci da ciò che è sforzo, sacrificio, prestazione. Se apriamo gli occhi, ci rendiamo conto che possiamo iniziare a fare di meno, e stare di più. Con noi stessi, e con l’altro. Per creare spazio, sentire, lasciar emergere.

Top