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CHE LE COMUNITÀ NON SIANO "STAZIONI DI SERVIZIO", MA D'AMORE

di Annachiara Valle

Papa Francesco ricorda che il più grande comandamento è quello dell'amore verso Dio e verso il prossimo.Un prossimo che non ci scegliamo noi. E prega per i cristiani uccisi in Egitto.-

Papa Francesco si affaccia in una piazza San Pietro spazzata dalla pioggia. E parla del più grande dei comandamenti, quello dell’ amore: «amore di Dio e amore del prossimo», indissolubili.  Gesù, nel vangelo di Marco cita «quella professione di fede con cui ogni israelita apre e chiude la sua giornata e che comincia con le parole “Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’ unico Signore”» per dire che «esiste un solo Signore e quel Signore è “nostro” nel senso che si è legato a noi con un patto indissolubile, ci ha amato, ci ama e ci amerà per sempre. È da questa sorgente che deriva per noi il duplice comandamento: “Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. […] Amerai il tuo prossimo come te stesso”».

Bergoglio sottolinea che «Gesù ha insegnato una volta per sempre che l’ amore per Dio e l’ amore per il prossimo sono inseparabili, anzi, di più, si sostengono l’ un l’ altro. Pur se posti in sequenza, essi sono le due facce di un’ unica medaglia: vissuti insieme sono la vera forza del credente! Amare Dio è vivere di Lui e per Lui, per quello che Lui è e per quello che Lui fa. E il nostro Dio è donazione senza riserve, è perdono senza limiti, è relazione che promuove e fa crescere. Perciò amare Dio vuol dire investire ogni giorno le proprie energie per essere suoi collaboratori nel servire senza riserve il nostro prossimo, nel cercare di perdonare senza limiti e nel coltivare relazioni di comunione e di fraternità».

Ma amare il prossimo significa avere attenzione per quelli che sono sulla nostra strada, «non si tratta di pre-selezionare il mio prossimo, questo non è cristiano», dice papa Francesco, «questo è pagano». Invece di preselezionare il prossimo bisogna «avere occhi per vederlo e cuore per volere il suo bene. Se ci esercitiamo a vedere con lo sguardo di Gesù, ci porremo sempre in ascolto e accanto a chi ha bisogno. I bisogni del prossimo richiedono certo risposte efficaci, ma prima ancora domandano condivisione».

Francesco ricorda che «l’ affamato ha bisogno non solo di un piatto di minestra, ma anche di un sorriso, di essere ascoltato e anche di una preghiera, magari fatta insieme. Il Vangelo di oggi invita tutti noi ad essere proiettati non solo verso le urgenze dei fratelli più poveri, ma soprattutto ad essere attenti alla loro necessità di vicinanza fraterna, di senso della vita e di tenerezza. Questo interpella le nostre comunità cristiane: si tratta di evitare il rischio di essere comunità che vivono di molte iniziative ma di poche relazioni, il rischio delle comunità, io direi di essere “stazioni di servizio” ma di poca compagnia, nel senso pieno e cristiano di questo termine».

Infine Bergoglio esprime il suo «dolore per l’ attentato terroristico che due giorni fa ha colpito la Chiesa Copta-ortodossa in Egitto» e fa pregare la piazza, con una Ave Maria, per «le vittime, pellegrini uccisi per il solo fatto di essere cristiani, e chiedo a Maria Santissima di consolare le famiglie e l’ intera comunità».

da www.famigliacristiana.it

@Riproduzione Riservata del 04 novembre 2018

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