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CAV - Centro di Accoglienza alla Vita Vogherese ODV

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da www.vogheranews.it
@Riproduzione Riservata del 23 dicembre 2021

VOGHERA – Nel mese di dicembre, la scuola primaria Edmondo De Amicis dell’I.C. Sandro Pertini, ha aderito al Progetto “Io Dono” promosso da Barbieri Daniela e Montagnoli Michela dell’Associazione Voghera Oltrepò Solidale.

La proposta nasce per creare un contatto tra il mondo del volontariato e il mondo della scuola ed è finalizzata a sostenere numerose famiglie vogheresi, attraverso la raccolta di generi di prima necessità.

“L’I.C. Sandro Pertini – spiega la scuola – ha tra le sue finalità educative quella di formare i suoi allievi a una cittadinanza attiva e solidale. Per questo motivo la dirigenza dell’Istituto Comprensivo accoglie, con favore, le proposte di esperienze educative che stimolino la solidarietà e il rispetto per le diversità.”

Le insegnanti della Scuola primaria De Amicis hanno presentato il progetto “Io dono” agli alunni, spiegando che “essere solidali significa essere altruisti: disposti ad aiutare gli altri nei momenti di difficoltà, senza chiedere nulla in cambio. La risposta dei bambini e delle loro famiglie è stata immediata e si è trasformata in una vera e propria gara di generosità.”

In pochi giorni, infatti, sono stati raccolti prodotti alimentari di ogni genere e consegnati ai volontari dell’Associazione Voghera Oltrepò Solidale.

A conclusione della colletta, i bambini sono stati premiati per il loro grande impegno con un attestato di merito, mentre alle famiglie è arrivato il ringraziamento dell’Associazione Voghera Oltrepò Solidale.

di Carlo Testimona

da www.romatoday.it

@Riproduzione Riservata del 06 aprile 2020

"Poste Italiane e l’Arma dei Carabinieri hanno sottoscritto una convenzione grazie alla quale tutti i cittadini di età pari o superiore a 75 anni che percepiscono prestazioni previdenziali presso gli Uffici Postali, che riscuotono normalmente la pensione in contanti, possono chiedere di ricevere gratuitamente le somme in denaro presso il loro domicilio, delegando al ritiro i Carabinieri.

Il servizio non potrà essere reso a coloro che abbiano già delegato altri soggetti alla riscossione, abbiano un libretto o un conto postale o che vivano con familiari o comunque questi siano dimoranti nelle vicinanze della loro abitazione.

L’accordo è parte del più ampio sforzo messo in atto da Poste e Arma dei Carabinieri, ciascuno nel proprio ambito di attività, per contrastare la diffusione del Covid-19 e mitigarne gli effetti, anche mediante l’adozione di misure straordinarie volte ad evitare gli spostamenti fisici delle persone. L’iniziativa permette anche di tutelare i soggetti beneficiari dalla commissione di reati a loro danno, quali, truffe, rapine e scippi.

In base alla convenzione appena sottoscritta i Carabinieri si recheranno presso gli sportelli degli Uffici Postali per riscuotere le indennità pensionistiche per poi consegnarle al domicilio dei beneficiari che ne abbiano fatto richiesta a Poste Italiane rilasciando un’apposita delega scritta. I pensionati potranno contattare il numero verde 800 55 66 70 messo a disposizione da Poste o chiamare la più vicina Stazione dei Carabinieri per richiedere maggiori informazioni.

"La collaborazione", si legge in una nota, "è frutto della consapevolezza di entrambi i sottoscrittori di ricoprire un ruolo strategico a sostegno del Paese e conferma la loro vocazione alla prossimità verso i territori e le categorie più fragili".

"Il risultato", continua la nota, "è scaturito dalla capacità dei Carabinieri e degli operatori di Poste Italiane di intercettare i fabbisogni della popolazione e riuscire, grazie alla presenza capillare sia dei Comandi Stazione Carabinieri sia degli Uffici Postali sull’intero territorio nazionale, a fornire un servizio efficace e solidale.
L’Arma dei Carabinieri e Poste Italiane continueranno ad assicurare il servizio di erogazione e consegna al domicilio delle pensioni agli ultra settantacinquenni per l’intera durata dell’emergenza Covid-19.
 
 

di Paolo Guiducci, inviato a Bellaria (Rimini)

Le famiglie numerose in campo: «Servono misure di sostegno adesso».-

Il Convegno è organizzato da Anfn a Bellaria (Rimini) da oggi a domenica.

Chi investe sui figli, investe sul futuro. Delle famiglie, della società, del Paese. Se le politiche familiari non si traducono in atti concreti, simili dichiarazioni di intenti (a partire dall’art. 31 della Costituzione) restano solo slogan. L’Italia oggi è ancora uno dei Paesi europei che meno destina fondi per le famiglie. Lo sanno bene, in particolare, quelle che moltiplicano letti e biciclette, ricevono pochi inviti a cena perché ospitare l’intero nucleo è un’impresa, e magari occupano una fila intera al cinema. Mestiere difficile, quello delle famiglie numerose.

Quelle con almeno quattro figli a carico in Italia sono più di quanto si potrebbe pensare (oltre 190mila), e da qualche stagione si sono anche ritrovate in un’associazione (l’Anfn) i cui soci sono distribuiti in tutta la penisola e divisi a livello regionale e provinciale. Insieme alle famiglie con tre figli (720mila) raggiungono il milione. In pratica sono l’8% della popolazione (ma contribuiscono per il 30% al totale dei figli in Italia) che rappresenta il dato peggiore in Europa, fanno peggio solo Spagna e Bulgaria. Pensare che l’Irlanda arriva al 27%.

Belpaese fanalino di coda, d’altronde, anche per quanto riguarda il tasso di fertilità (1,34 figli a donna, ovvero il più basso d’Europa, sempre con la Spagna). E le italiane hanno il primo figlio sempre più tardi, e soprattutto più tardi delle colleghe europee: a 31 anni, contro la media Ue di 29 e – tanto per fare un altro esempio – i 26 anni della Bulgaria. Sarà un caso, ma l’Italia dedica l’1,5% del suo Pil a famiglie e figli, contro una media Ue dell’1,7%.

Paesi come quelli scandinavi arrivano a 4,5% (Danimarca). Gli ultimi dati Istat mostrano che in Italia il 6,9% delle famiglie vive in situazione di povertà assoluta, percentuale che sale a 10,5% delle famiglie con 1 figlio e ben a 20.9% delle famiglie con tre o più figli. Viene da dire: ma chi glielo fa fare… Eppure la nascita di un figlio ha un forte impatto sul Pil, anche ai fini della creazione di nuovi posti di lavoro. Da uno studio dell’Associazione nazionale famiglie numerose, un figlio costa mediamente 8.512,50 euro l’anno, che rappresentano i consumi da imputare direttamente al Pil.

A questi benefici diretti vanno aggiunti gli effetti indiretti dovuti all’indotto generato (dal sistema dei servizi scolastici ed educativi a quello sanitario). «Ogni figlio che nasce genera ogni anno mediamente un effetto sul Pil stimato prudenzialmente ad euro 35.000» spiegano dall’Anfn. Se l’indice di natalità passasse da 1,35 figli per donna a 2,1, con un incremento di 272.000 nuovi nati (760.000 in totale) si avrebbe – il conto è dirompente – un beneficio di almeno 9,5 miliardi di euro, pari allo 0,6% del Pil, con un effetto cumulato nell’arco di cinque anni pari al 3%.

Per favorire una concreta politica di sviluppo, però, «non bisogna guardare solo ai prossimi nati, modificando il sentimento diffuso secondo il quale oggi avere dei figli è un lusso che solo pochi possono permettersi – fanno notare Raffaella e Giuseppe Butturini, presidenti Anfn –, ma è necessario garantire sicurezza e continuità anche a chi ha già fatto la scelta di avere dei figli». Di politiche familiari efficaci, perché avere un figlio in più non debba più impoverire e impaurire una famiglia, ma anche di educazione nei nuclei numerosi, di iniziative buone partite dal basso, di confronti e scambi con le buone pratiche internazionali si parlerà al convegno organizzato da Anfn a Bellaria (Rimini) da oggi a domenica. L’associazione ha le idee chiare.

«Non chiediamo regali e neppure favoritismi, vorremmo solo che fosse riconosciuto il valore della famiglia e di chi investe sui figli »: Paolo Nanni, con la moglie Paola, è coordinatore provinciale di Rimini. Anfn richiede interventi strutturali, universali e organici per dare futuro. I figli sono un bene di tutti, e non una scelta privata. Vanno in questa direzione la richiesta di un fisco più equo che tenga conto dei carichi familiari, il bonus pensionistico di tre anni di contributi figurativi (misure di questo genere stanno sorgendo anche in Polonia e Spagna) per ogni figlio ai fini pensionistici alle madri lavoratrici, l’aumento degli assegni familiari, l’Iva agevolata per i prodotti per l’infanzia, una campagna condivisa con le associazioni Europee dell’Elfac, la confederazione delle associazioni di famiglie numerose. Particolare attenzione alla Carta Famiglia. «Si tratta di uno strumento che è già legge dello Stato – afferma Carlo Dionedi, vicepresidente uscente Anfn – ma al momento è purtroppo solo un contenitore vuoto».

da www.avvenire.it

@Riproduzione Riservata del 07 settembre 2018

Redazione Internet

Il solo perseguimento del profitto non garantisce più la vita dell’azienda: servono una formazione ai valori ed un’etica amica della persona. Così Francesco nell'intervista al "il Sole 24 ore".-

“Nessuna attività procede casualmente o autonomamente. Dietro ogni attività c’è una persona umana. Essa può rimanere anonima, ma non esiste attività che non abbia origine dall’uomo. L’attuale centralità dell’attività finanziaria rispetto all’economia reale non è casuale: dietro a ciò c’è la scelta di qualcuno che pensa, sbagliando, che i soldi si fanno con i soldi. I soldi, quelli veri, si fanno con il lavoro. E’ il lavoro che conferisce la dignità all’uomo non il denaro”.

Ne è convinto il Papa, nell’intervista pubblicata da “Il Sole 24 Ore”. “La disoccupazione che interessa diversi Paesi europei è la conseguenza di un sistema economico che non è più capace di creare lavoro, perché ha messo al centro un idolo, che si chiama denaro”. “La distribuzione e la partecipazione alla ricchezza prodotta, l’inserimento dell’azienda in un territorio, la responsabilità sociale, il welfare aziendale, la parità di trattamento salariale tra uomo e donna, la coniugazione tra i tempi di lavoro e i tempi di vita, il rispetto dell’ambiente, il riconoscimento dell’importanza dell’uomo rispetto alla macchina e il riconoscimento del giusto salario, la capacità di innovazione sono elementi importanti che tengono viva la dimensione comunitaria di un’azienda”, spiega Francesco.

“Il mondo economico, se non viene ridotto a pura questione tecnica, contiene non solo la conoscenza del come (rappresentato dalle competenze) ma anche del perché (rappresentata dai significati). Una sana economia pertanto non è mai slegata dal significato di ciò che si produce – aggiunge il Papa – e l’agire economico è sempre anche un fatto etico. Tenere unite azioni e responsabilità, giustizia e profitto, produzione di ricchezza e la sua ridistribuzione, operatività e rispetto dell’ambiente diventano elementi che nel tempo garantiscono la vita dell’azienda”.

da www.avvenire.it

@Riproduzione Riservata del 07 settembre 2018

 

di Antonio Sanfrancesco

Francesco incontra l’Associazione Italiana Genitori: «La famiglia non apprezza più come un tempo il lavoro dei docenti, spesso anche mal pagati. Serve un nuovo patto educativo».-

Invita genitori e insegnanti a ristabilire la collaborazione reciproca e a siglare un nuovo «patto educativo» perché, avverte, «senza comunicazione frequente e senza fiducia reciproca non si costruisce comunità e senza comunità non si riesce a educare». Papa Francesco incontra nell’aula Paolo VI i rappresentanti dell’Associazione italiana genitori (AGe), che quest’anno festeggia 50 anni di vita, e racconta un aneddoto sulla sua infanzia: «Avevo dieci anni, e ho detto una cosa brutta alla maestra. La maestra ha chiamato mia mamma. Il giorno dopo è venuta mia mamma, e la maestra è andata a riceverla; hanno parlato, poi la mamma mi ha chiamato, e davanti alla maestra mi ha rimproverato e mi ha detto: “Chiedi scusa alla maestra”. Io l’ho fatto. “Bacia la maestra”, mi ha detto la mamma. E l’ho fatto, e poi sono tornato in aula, felice, ed è finita la storia. No, non era finita… Il secondo capitolo è quando sono tornato a casa… Questo si chiama “collaborazione” nell’educazione di un figlio: fra la famiglia e gli insegnanti».

È ai docenti, che in questi giorni si preparano a tornare in cattedra, che Francesco si rivolge: «Molte delle vostre energie», dice, «sono dedicate ad affiancare e sostenere i genitori nel loro compito educativo, specialmente in riferimento alla scuola, che da sempre costituisce il principale partner della famiglia nell’educazione dei figli. Ciò che fate in questo campo è davvero meritorio». Ma, denuncia il Pontefice, «oggi quando si parla di alleanza educativa tra scuola e famiglia, se ne parla soprattutto per denunciare il suo venir meno: il patto educativo è in calo». La famiglia, è la fotografia fatta da Francesco, «non apprezza più come un tempo il lavoro degli insegnanti – spesso mal pagati – e questi avvertono come una fastidiosa invadenza la presenza dei genitori nelle scuole, finendo per tenerli ai margini o considerarli avversari».

INSEGNATE AI VOSTRI FIGLI IL DISCERNIMENTO MORALE ED ETICO

Occorre cambiare, è l’appello del Papa. E per fare questo cambiamento, sottolinea, «occorre che qualcuno faccia il primo passo, vincendo il timore dell’altro e tendendo la mano con generosità. Per questo vi invito a coltivare e alimentare sempre la fiducia nei confronti della scuola e degli insegnanti: senza di loro rischiate di rimanere soli nella vostra azione educativa e di essere sempre meno in grado di fronteggiare le nuove sfide educative che vengono dalla cultura contemporanea, dalla società, dai mass media, dalle nuove tecnologie. Se è giusto lamentare gli eventuali limiti della loro azione, è doveroso stimarli come i più preziosi alleati nell’impresa educativa che insieme portate avanti».

Francesco cita un proverbio africano: “Per educare un bambino ci vuole un villaggio”. «Perciò, nell’educazione scolastica», commenta, «non deve mai mancare la collaborazione tra le diverse componenti della stessa comunità educativa».

Francesco ricorda inoltre che «contribuire a eliminare la solitudine educativa delle famiglie è compito anche della Chiesa, che vi invito a sentire sempre al vostro fianco nella missione di educare i vostri figli e di rendere tutta la società un luogo a misura di famiglia, affinché ogni persona sia accolta, accompagnata, orientata verso i veri valori e messa in grado di dare il meglio di sé per la crescita comune». Infine, invita i genitori a considerare i figli come «il dono più prezioso che avete ricevuto» e a custodirlo «con impegno e generosità, lasciando ad essi la libertà necessaria per crescere e maturare come persone a loro volta capaci, un giorno, di aprirsi al dono della vita. E conclude: «Insegnate ai vostri figli il discernimento morale, il discernimento etico: questo è buono, questo non è tanto buono, e questo è cattivo. Che loro sappiano distinguere. Ma questo si impara a casa e si impara a scuola: congiuntamente, tutte e due».

L'AGE NASCE NEL 1968 E OGGI RAGGRUPPA OLTRE 200 ASSOCIAZIONI LOCALI

L’AGe nasce nel 1968 grazie all’impegno di alcuni genitori, coordinati da Ennio Rosini e animati da un forte senso civico e da una grande passione a favore della famiglia, della scuola, dell’educazione. Oggi è una federazione di oltre duecento associazioni locali, rappresentative di tutte le regioni italiane. L’AGe opera prevalentemente nella formazione dei genitori, negli organismi di partecipazione scolastica, nelle politiche della famiglia, con il fine principale di promuovere quanto è necessario per il bene dei figli, sotto il profilo sociale, culturale, etico, fisico e psicologico.

da www.famigliacristiana.it
@Riproduzione Riservata del 07 settembre 2018

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