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Botta e risposta. Educare i figli nel tempo insieme: in montagna e davanti alla tv

di Luciano Moia

Gentile direttore,

su Avvenire del 25 ottobre ho letto un articolo di Luciano Moia dove viene espresso un curioso concetto, sulla base di una recente ricerca effettuata su un modesto campione di famiglie.

Si tratterebbe di promuovere il tempo che i padri passano davanti al televisore insieme ai figli, guardando i cartoni animati della loro infanzia che contengono alti valori morali. Francamente lo trovo un po’ assurdo: sono padre di due bambini di 3 e 5 anni, e non è certo mettendomi con i miei figli davanti al televisore che penso di trasmettergli la bellezza che ho incontrato nella mia vita. Tra l’altro, le raccomandazioni di società scientifiche da tutto il mondo (basate su studi scientifici probabilmente più autorevoli di quello citato) consigliano di ridurre il tempo passato davanti a qualsiasi tipo di schermo pena risultati cognitivi peggiori. Se non la tv, allora che fare?

Facile, ma anche impegnativo: un gioco insieme, una gita in montagna, una visita a qualcosa di bello, facendo percepire ai nostri figli la grazia del dono della vita insieme e la meraviglia del creato. Ma soprattutto cercare di vivere io per primo secondo i valori che vorrei per loro: con loro, con mia moglie e con il prossimo. Se vuoi educare qualcuno, inizia a educare te stesso; non servono tante parole, i figli guardano te e quello che fai. Il resto lo fa un Altro.

Cordiali saluti.

Andrea

 

Il ritrovato protagonismo dei padri nell’educazione dei figli è un argomento troppo importante per lasciar cadere una sollecitazione così forte. Perciò, gentile signor Andrea, la ringrazio per la lettera che il nostro direttore mi ha girato, e riprendo volentieri il tema. Non c’è alcun dubbio che una gita in montagna, alcuni momenti trascorsi con i figli tra le bellezze della natura, come lei giustamente ricorda, sono occasioni anche educative che dovrebbero essere cercate e costruite, magari sopportando qualche sacrificio in termini di tempi e di disagi. Per lei che abita nella bellissima Lecco, dove basta affacciarsi alla finestra per godere del fascino del lago e dello stupore delle montagne, è sicuramente più agevole rispetto ad altri padri 'cittadini' che non hanno a disposizione le stesse opportunità. Anche per questo la ricerca proposta dalla sociologa Carla Facchini, certo su un campione statisticamente limitato ma comunque significativo, conserva un rilievo non trascurabile. L’esperta, riprendendo studi più articolati molte volte citati, osserva che i momenti di gioco trascorsi con i figli – al di là dell’ambiente in cui si svolgono – racchiudono un valore formativo se la partecipazione dei genitori è davvero attiva e se poi viene offerta ai più piccoli la possibilità di riflettere su quanto detto, fatto, visto. Per questo anche assistere insieme a una serie tv di cartoni animati, cercando di trarne insegnamenti comprensibili ai bambini, può assumere un rilievo pedagogico non trascurabile. La curiosità della proposta nasce anche da due altri elementi. Il primo riguarda lo strumento utilizzato, la 'vecchia' tv invece di videogiochi, playstation, smartphone e altre tecnologie di ultima generazione. Il secondo dal fatto di aver rispolverato personaggi datati come Power Ranger e Tartarughe Ninjia, certo ristilizzati e restaurati, che hanno offerto ai padri l’occasione per rivivere insieme ai figli una fase spensierata dell’infanzia. E anche il momento dei ricordi condivisi e filtrati dall’esperienza può diventare un elemento importante nella costruzione del lessico familiare.

da www.avvenire.it

@Riproduzione Riservata del 03 novembre 2018

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