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Aumentano i giovani nei nostri campi: producono di più e meglio

di Andrea Zaghi

Agricoltori nati oppure per vocazione. In ogni caso moderni. È il messaggio che arriva dalle ultime rilevazioni statistiche che indicano come in tempi "difficili" come questi, quello dell'agricoltura sia un campo d'azione che attira sempre più giovani. Anche se agricoltori non ci si improvvisa di certo. Da qui, quindi, la necessità di poter disporre di strumenti di formazione specifici.
Per capire quanto siano importanti i giovani in agricoltura, non basta solamente pensare che il futuro sta nelle loro mani (anche semplicemente per motivi anagrafici). Occorre anche rifarsi a qualche statistica. Stando per esempio a quanto circolato in questi giorni a Cernobbio (teatro nobile del meglio dell'agroalimentare con il Forum internazionale dell'agricoltura e dell'alimentazione organizzato da Coldiretti), pare che davvero l'agricoltura sia sempre più "giovane". Sarebbero infatti circa 55mila le imprese gestire da agricoltori con meno di 35 anni di età. Aziende migliori delle altre, cioè di quelle condotte da "anziani" agricoltori, visto che il loro fatturato è del 75% più alto della media, la loro superficie maggiore del 54% e i loro occupati del 50%. Aziende che hanno tutti i numeri per competere meglio e di più sia sui mercati interni che su quelli internazionali.
Ma per tutto questo, come si è detto prima, occorre anche essere preparati. Da qui l'importanza di tutti gli strumenti che possono contribuire alla migliore formazione delle giovani leve agricole. Ad iniziare dalle scuole e dalle Università naturalmente, ma arrivando anche ad iniziative inconsuete come AgriAcademy, il progetto di alta formazione ideato e sviluppato da Ismea in collaborazione con il ministero per le Politiche agricole che in questi giorni ha concluso una delle sue fasi. AgriAcademy è di fatto un programma di alta formazione su innovazione, internazionalizzazione e marketing rivolto, in totale, a circa 200 giovani imprenditori agricoli vincitori di un bando che hanno avuto l'opportunità di lavorare a progetti agricoli specifici seguiti da una squadra di esperti in innovazione sociale e tecnologica allestita dai promotori dell'iniziativa e che fa capo all'Università di Brescia, al Politecnico di Milano, all'Università La Sapienza di Roma e all'Università del Sannio.
Certo, AgriAcademy così come altre iniziative simili in ambito formativo, non sono la soluzione a tutti i problemi dei giovani agricoltori. Ma indicano una visione nuova del settore che deve essere valorizzata, quella di un'agricoltura che non ha ormai quasi nulla di bucolico e approssimativo, ma è a tutti gli effetti una parte dell'economia nella quale ci si deve muovere consapevolmente e con un bagaglio culturale importante.

da www.avvenire.it

@Riproduzione Riservata del 21 ottobre 2018

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