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Assegno unico senza presentare l’Isee: 50 euro al mese per figlio. Come fare domanda?

di Massimiliano Jattoni Dall’Asén

da www.corrieredellasera.it
@Riproduzione Riservata del 17 gennaio 2022

L’accredito a partire da marzo

Le domande per l’assegno unico universale per i figli arrivate all’Inps sfiorano quota mezzo milione (485 mila), per un totale di quasi 800 mila ragazzi a carico. Il contributo mensile per ogni figlio a carico registra ottimi numeri a due settimana dalla partenza, ma l’obiettivo del Ministero per le pari opportunità e la famiglia, guidato da Elena Bonetti, è di far fare domanda per l’assegno unico a 7,5 milioni di famiglie. Il contributo verrà erogato a partire da marzo 2022, a tutti coloro che faranno domanda entro giugno prossimo e l’Inps riconoscerà fino a quella data tutti gli arretrati a partire da marzo, mese in cui non si avrà più diritto a tutti i benefici finora esistenti e assorbiti dall’Assegno unico. Per le domande inoltrate a partire da luglio, invece, l’assegno arriverà dal mese successivo alla domanda e senza arretrati.

L’assegno unico in sintesi

Come ampiamente scritto negli ultimi mesi, la misura sostituisce le detrazioni fiscali per carichi di famiglia e l’assegno per il nucleo familiare (Anf), ed è destinata ai lavoratori dipendenti, agli autonomi, ai pensionati e ai disoccupati (ecco perché è definito “universale”). Possono fare domanda tutti i cittadini italiani o europei o con permesso di soggiorno, residenti in Italia da almeno due anni e che qui pagano le tasse. L’assegno viene riconosciuto per ogni figlio a carico dal settimo mese di gravidanza fino ai 21 anni di età (non vi sono limiti di età nel caso di figli disabili).
La domanda per l’assegno dovrà essere inoltrata ogni anno. Ma chi percepisce il reddito di cittadinanza non dovrà inoltrarla, in quanto l’assegno unico verrà pagato d’ufficio dall’Inps. Per calcolare l’ammontare dell’assegno (l’Inps ha messo online un simulatore: clicca qui), serve l’Isee, ma la presentazione dell’Indicatore della situazione economica equivalente non è condizione imprescindibile per ottenere il beneficio. Quindi, si ha diritto all’assegno anche senza presentare la documentazione, ma l’importo è quello minimo. Ma attenzione: chi ha un Isee sotto i 40 mila euro ha diritto a importi maggiori dei 50 euro mensili.

Senza Isee si ha diritto a un assegno di 50 euro mensili

L’Indicatore della situazione economica equivalente (Isee) serve per calcolare l’importo spettante a ciascun figlio, cifra che infatti varia in base alla condizione economica del nucleo familiare, esemplificata appunto dall’Isee valido al momento della domande. Come detto nella scheda precedente, il governo ha stabilito che l’assegno unico debba essere garantito a ogni famiglia (“universale”) con figli a carino minori di 21 anni, anche in assenza della certificazione dell’indicatore della situazione economica. In questo caso, però, si ha diritto all’importo minimo previsto per l’assegno, ovvero 50 euro mensili.
Chi avesse fatto domanda già ai primi giorni dell’anno, quando le faq dell’Inps non erano state ancora predisposte, e non avesse allegato l’Isee e se ne fosse pentito, nessun problema: si può farlo successivamente (se entro giugno, il conguaglio verrà accreditato nella mensilità di luglio) e non c’è bisogno di consegnarlo, sarà la stessa Inps a ricavarlo poi automaticamente incrociando i dati.

Come fare la domanda

Come ha spiegato il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, per fare la domanda online basta il codice fiscale. La richiesta deve essere inoltrata online sul sito dell’Inps da un solo genitore, una volta all’anno, indicando i dati anagrafici del coniuge (nel caso vi sia) e dei figli, oltre a quelli utili al pagamento (di entrambi i genitori in caso di ripartizione a metà dell’importo). Inoltre, occorre sottoscrivere le dichiarazioni di responsabilità e l’assenso al trattamento dati. Per legge l’assegno va a entrambi i genitori, anche a quelli separati. Anche se si può chiedere che venga assegnato a uno solo: al momento della domanda deve essere specificato che vi è accordo con il coniuge. Si può modificare anche successivamente questa decisione entrando con le proprie credenziali sul sito dell’Inps.
I figli maggiorenni possono fare domanda in sostituzione dei genitori e chiedere la corresponsione diretta della quota di assegno a loro spettante. Come detto, chi inserisce l’Isee vedrà calcolato l’assegno spettante rispetto alla propria situazione economica.

Il caso delle donne incinte

Come detto, l’assegno unico è riconosciuto anche alle donne incinta a partire dal settimo mese di gravidanza. La domanda però deve essere fatta solo dopo la nascita del bambino (l’assegno unico relativo al settimo e ottavo mese di gestazione verrà accreditati in una volta sola con la mensilità relativa alla nascita). Dal 1° gennaio il bonus nascita e il bonus bebè non esistono più.

7 milioni di famiglie coinvolte

L’Assegno unico è un beneficio che riguarda oltre 7 milioni di famiglie per circa 11 milioni di minori. Per dare risalto al fatto che da marzo la busta paga dei lavoratori dipendenti cambierà e che parallelamente partiranno i pagamenti dell’Assegno unico sui conti correnti, Inps si è attivato inviando un’informativa alle aziende, tramite cassetto previdenziale per informare i loro dipendenti, un’informativa agli utenti (dipendenti e autonomi), inserita sul sito Inps e su quello dell’Agenzia delle Entrate e un’informativa alle amministrazioni pubbliche per informare i loro dipendenti.
«L’assegno unico è stata una battaglia importante perché per la prima volta tutti i figli sanno di poter essere accompagnati fino ai 21 anni di età da un’entrata mensile certa, stabile e sicura che non cambia nel tempo e non dipende dalle condizioni della famiglia», ha spiegato Elena Bonetti, ministro per le Pari Opportunità e la Famiglia, durante un’intervista radiofonica. «5 milioni di nuclei familiari avranno un vantaggio annuo medio di 1.600 euro senza considerare gli sgravi Irpef», ha aggiunto la ministra.

Le famiglie che ci perderanno

La situazione però è meno rosea di come appare. Secondo i calcoli fatti dall’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb), l’Authority dei conti pubblici, un milione di bambini e ragazzi prenderanno meno soldi di ora quando le detrazioni e gli assegni familiari attuali saranno sostituiti dal nuovo assegno unico e universale, che tutto ingloba. Certo, il governo ha introdotto una clausola di salvaguardia per evitare questo effetto sul 10% delle famiglie italiane (si tratta di 746 mila nuclei), che perderebbero una media di 503 euro all’anno. Ma la clausola è triennale, vale cioè solo fino al 2024, è soggetta a décalage ed è comunque limitata ai nuclei con Isee fino a 25 mila euro. Se nel 2022, la clausola metterà in sicurezza 333 mila famiglie, abbandonandone 413 mila, nel 2023 quelle coperte dalla clausola scenderanno a due terzi e, poi, a un terzo nel 2024. A partire dal 2024, la perdita di denaro sull’assegno riguarderà 746 mila nuclei, per un totale di un milone di ragazzi. I sindacati, Uila in testa, nei prossimi giorni depositeranno una raccolta firme per chiedere una serie di modifiche all’assegno unico e “correggere questa legge sbagliata e ingiusta, pensata e realizzata da chi ha scarsa conoscenza e poca pratica con il paese reale”, aveva commentato il segretario nazionale Uila Stefano Mantegazza.
Secondo la ministra Elena Bonetti, sono 600 mila i nuclei a rischio: «l’assegno unico universale è una misura di 20 miliardi complessivi. Ci sono molte famiglie che non ricevevano nulla e che ora invece potranno richiedere l’assegno», ha detto durante un’intervista su RaiNews 24. «Pochi, circa 600 mila nuclei, potenzialmente potrebbero perdere qualcosa ma per 200 mila di loro ci sarà comunque una maggiorazione e poi guadagneranno con gli sgravi fiscali. Altri 200 mila sono invece nuclei molto agiati, con un patrimonio alto: per questi nuclei la potenziale perdita sarà di 200 euro al mese, ma beneficeranno dello sgravio fiscale».

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