logo sito cav

CAV - Centro di Accoglienza alla Vita Vogherese ODV

Via Mentana n. 43
27058 Voghera (PV)
Tel: 349 4026282
email: cavvoghera@virgilio.it
Visualizzazioni:
7

Aneddoti, emozioni e tanti ricordi: i campioni incantano il “Valentino”, arriva Moser a sorpresa 

di Franco Scabrosetti
da www.laprovinciapavese.gelocal.it
@Riproduzione Riservata del 24 magio 2026

Quasi 300 persone per la serata con Bugno, Chiappucci, Berzin e Moser organizzata dalla Provincia Pavese e dal Comitato eventi sportivi Oltrepò Pavese.-

Voghera. Valentino è stato uno dei re della moda. E non poteva che essere il teatro a lui dedicato la degna cornice per i campioni del ciclismo che hanno animato la serata Aspettando il Giro, alla vigilia della tappa Voghera- Milano di oggi. Gianni Bugno, Claudio Chiappucci, Evgeni “Eugenio” Berzin, e la coppia dei cronisti di Eurosport Luca Gregorio e Riccardo Magrini hanno regalato storie, aneddoti, raccontato la Corsa Rosa, davanti a quasi 300 persone.

Image

La serata, promossa dal Comitato eventi sportivi Oltrepò Pavese, presieduto da Emanuele Bombini, e da La Provincia Pavese, patrocinata dal Comune di Voghera e sponsorizzata da Asm Voghera, è stata coordinata dal direttore del nostro giornale Giacomo Bedeschi. Dopo il saluto istituzionale della sindaca Paola Garlaschelli, che ha ricordato il rapporto tra Voghera e le due ruote, la serata ha preso il via, con le voci che portano nelle nostre case i corridori.

Gregorio è stato il narratore, il direttore d’orchestra della serata. Un forte applauso ha accompagnato Bombini, che ha ideato la serata, invitando tanti campioni. «Il ciclismo ti arriva sotto casa, è aria di festa, è aria d’estate – spiega Luca Gregorio, voce di Eurosport –. La prima volta che l’ho visto ero a Milano, da piccolo. Era un circuito esattamente come sarà oggi. Da lì è nata la passione, in particolare grazie a Pantani. Vingegaard non era stato bene, avevo corso di conserva, mentre a Pila ha fatto vedere di che pasta sia fatto, certamente ha già nobilitato questo Giro con tre vittorie di tappa. Mentre l’austriaco Gall è la sorpresa in positivo». Berzin ha sottolineato come il ciclismo sia cambiato, ma la fatica sia sempre la stessa. Lui che se ne intende, visto che nel 1994 vinse il Giro d'Italia, portando felicità e notorietà all'Oltrepò Pavese, essendo bronese di adozione. Ed è tornato a pedalare alla grande sulle colline: «Finché non torna il freddo, esco tutti i giorni. Ma guardo sempre anche il Giro».

Una corsa storica: «Esiste dal 1909 il Giro – aggiunge il direttore Bedeschi –. Lo sport è tutto, ci unisce, in questo momento in cui siamo agitati dalle notizie che arrivano dal mondo». Gianni Bugno e Claudio Chiappucci disputano il Giro E con le bici a pedalata assistita che accompagna la Corsa Rosa, dunque vedono da vicino i professionisti: «Vingegaard ha fatto sicuramente il colpo – dicono i due –. Non lo scopriamo certamente ora, nei tre arrivi importanti ha fatto la differenza, ma forse gli manca ancora un po’ la condizione. Riesce a tenere la corsa ma dietro però può succedere di tutto, c’è solo la lotta per il secondo posto. Vedremo al Tour cosa succederà».

Ospite a sorpresa l'ex corridore Moreno Moser, che condivide la cabina di commento con il duo di Eurosport. «Correvo da giovane con la sella col diavolo di Chiappucci - spiega ridendo -, sono veramente onorato di essere vicino a questi personaggi simbolo». Magrini, il “Magro”, ha sottolineato come ci fossero quattro generazioni di ciclisti: «Moreno è l’unico italiano che ha vinto le Strade Bianche – dice – Con Bugno e Chiappucci ci ho corso. Bugno ci mise in fila a una Coppa Placci, quindi lo ricordo bene. Quando ero direttore sportivo si ritirò sul San Pellegrino, poi trovò altre squadre e vinse un Giro, indossando la maglia rosa dal primo all’ultimo giorno. Anche Eugenio e Claudio hanno fatto la gavetta. A quei tempi il direttore sportivo comandava. Allora poi si facevano le gare con tre squadre e un furgone, non come adesso che ci sono mezzi ultra moderni, super pullman. Ricordo un piccolo camper pubblicitario da cui noi "vecchietti" del gruppo andavamo a prendere il caffè. Era un ciclismo diverso».

Top