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A Ravenna. Bassetti: Dante resta capace di parlare all'uomo d'oggi

di Daniela Verlicchi, Ravenna
da www.avvenire.it
Riproduzione Riservata del 14 settembre 2019
Il discorso del presidente della Cei per ricordare il Sommo Poeta a quasi sette secoli dalla sua morte. Grande poesia ma anche profezia.-
Dante, profeta (di speranza) per i nostri giorni. Capace di mettere in poesia «un viaggio straordinario al centro dell’uomo, nel cuore di Dio», che «continua ad additare il cammino della trascendenza e del sommo Bene “nel mezzo del cammino” di questa “nostra” stessa umanità». Un’opera di evangelizzazione che dura da quasi sette secoli. Di cui dovremmo riscoprire la portata. È stato il cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Conferenza episcopale italiana, ieri sera, a Ravenna per celebrare il Transitus dantesco, a sottolineare la portata profetica dell’opera di Dante. E lo ha fatto nella Basilica di San Francesco, la “chiesa di Dante”, che ne accolse e custodì le spoglie mortali, come evidenziato dal porporato e come ricorda l’iniziativa stessa del Transitus (a cura dell’arcidiocesi di Ravenna-Cervia e del Centro dantesco dei frati minori conventuali) che ogni anno, ma in particolare a due dal Settecentenario del 2021, fa memoria la notte in cui il Sommo Poeta morì.
Dopo la presentazione del canto da parte di Giuseppe Ledda, insigne dantista, la meditazione del cardinale Bassetti («Pensieri di un lettore-ammiratore – li ha definiti – nato e cresciuto in una terra, la Toscana, nella quale Dante Alighieri fa parte dell’humus, la sua Commedia si recita a memoria») si è concentrata sul primo verso dell’Inferno, “Nel mezzo del cammin di nostra vita”. «È straordinario – ha osservato Bassetti – quanto ancora Dante sappia dire, di nuovo e sorprendente, parlando a questo tempo apparentemente disincantato e smaliziato, nel quale si ha talora la sensazione di poter fare a meno non solo di Dio, ma anche dell’uomo». La capacità di parlare all’uomo di oggi dopo sette secoli, ha aggiunto il cardinale, è segno «non solo della grande poesia», ma anche della «profezia» di Dante.
Nel primo verso, ha spiegato ancora Bassetti, c’è il seme e il senso di tutto quel che è scritto nella Commedia. «Partono già lì i cerchi, i gironi, ma anche le orbite che ricondurranno all’unico vero centro: “l’Amor che move il sole e l’altre stelle”. Questo è un poema scritto da un uomo per centrare il cuore dell’uomo, ricondurlo a se stesso, ai suoi abissi, e poi risollevarlo, verso la purificazione e verso l’incontro con Colui che dà senso a tutti i nostri versi e a tutta la nostra prosa». In questa chiave, la selva può essere non tanto un’età anagrafica ma un atteggiamento di «autocompiacimento, autogiustificazione», nel quale, smarrite le coordinate di un cammino elevato, «ci si accontenta di mezzi valori, mezze verità, mezze bugie». Invece, la sete di “virtute a canoscenza” – il cardinale Bassetti ha citato il canto di Ulisse – è innata e positiva nell’uomo ma va orientata al vero progresso.
L’esempio arriva dalle recenti celebrazioni del 50° dello sbarco sulla Luna. «Mi ha molto colpito – ha raccontato il presidente della Cei –, nelle rievocazioni che sono state fatte il 20 luglio 2019, il commento di alcuni sulle missioni attuali nello spazio, che vengono ormai fatte, prevalentemente, non più con spirito di pura competizione ma di collaborazione tra le nazioni del mondo. Ed è questo il vero, autentico progresso».
Il senso è ancora in quel primo verso dell’Inferno: «“Nel mezzo del cammin di nostra vita” sta tutto questo. C’è continuamente il bivio che ci pone di fronte alle nostre stesse colonne d’Ercole, i limiti che vanno affrontati e superati, non solo facendo appello alle nostre forze umane o individuali, né dibattendosi dietro vani ideali in una illusione di progresso egoistico. In tutti i suoi passi, iniziando dal primo, la Commedia di Dante è un viaggio straordinario al centro dell’uomo, nel cuore di Dio. Perciò oggi resta più che mai Divina e attuale: proprio perché continua ad additare il cammino della trascendenza e del sommo Bene».

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