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4 luoghi comuni sui Millennials: vero o falso?

di Enrico Molinari

Conosciamo veramente la generazione dei nativi digitali o ci affidiamo ai rumors che circolano su di loro?.-

Sono sempre più insistenti le voci che dipingono i nati a cavallo tra il vecchio e il nuovo secolo come pigri, superficiali, narcisisti, meno colti della generazione precedente e soprattutto meno felici.

Questi aggettivi hanno la caratteristica di stereotipare, ma non certo di capire le azioni ed i pensieri della nuova generazione, che ha un modo di affacciarsi al mondo radicalmente diverso da quello di tutte le giovani leve del passato. Ha già fatto tesoro di questa intuizione l’Università di Harvard che ha stanziato 3 milioni di $ per formare i professori che dovranno parlare lo stesso “linguaggio” dei Millennials e - in casa nostra - anche l’Università di Genova sta muovendo i primi passi per colmare il gap generazionale.

Chi sono dunque i Millennials? Cosa fanno? A cosa si interessano? Cosa comprano?

I nuovi giovani amano sentirsi parte di un gruppo, sono youtuber, fashion blogger e instagrammer, bevono all’happy hour e partecipano ai flashmob, acquistano online, preferiscono i marchi low cost, ma per spese più importanti sono abituati a risparmiare e sono sempre connessi in rete.

Proviamo allora a sfatare, dati alla mano, alcuni miti sugli under 25.

Non leggono
Falso. Secondo una statistica Istat i giovani fra i 12 e i 20 anni leggono molto di più dei loro genitori; la percentuale non lascia dubbi: 48% di giovani lettori contro 40% di lettori adulti. Vero è che sicuramente cambia la modalità, il 71% dei Millennials cerca informazioni su internet, legge e-book, impara e si informa in modo digitale. Nessuna generazione precedente ha letto come questa, certo non su carta stampata, ma secondo il Modello 4.0.

Sognano di fuggire all’estero

Falso. Il 67% vuole lavorare in Italia, magari per aziende top selection tipo la Ducati, la Ferrari, o nel campo della moda. Se la generazione precedente metteva al centro la carriera e un certo status sociale, ed era pronta anche a lasciare il proprio paese per raggiungere tali obiettivi, oggi i ragazzi si sentono appagati con un percorso professionale che consenta un alto grado di espressione personale e che permetta una identità fra il lavoro svolto, le loro competenze e i loro valori. A tale scopo il Made in Italy risponde perfettamente a queste esigenze, incarnando il sogno dei molti futuri professionisti.

Sono superficiali

Non completamente corretto. È innegabile che sui social la dose di narcisismo rischia di trasbordare, tuttavia è costante la spinta ad essere sempre informati per stare al passo, ad esercitare la creatività o la passione per qualcosa, a fare esperienze altamente coinvolgenti, individualmente o in gruppo, insomma ad essere attivi e non bamboccioni.

Hanno le mani bucate

Un altro mito da sfatare. La Net Generation acquista prevalentemente in rete dopo aver confrontato prezzi e caratteristiche del prodotto desiderato, e ponderato la spesa tenendo conto di coupon, sconti, e canali di acquisto facilitato come i periodi dei grandi saldi e le occasioni speciali di cui è pieno il web. Inoltre, i ragazzi del secondo millennio sono maggiormente propensi alla condivisione piuttosto che all’acquisto. Si condividono informazioni, tecnologia, viaggi in macchina, la casa delle vacanze e i libri già letti e lasciati nell’apposita cesta del bar preferito per prenderne subito uno nuovo ed accattivante.

Da questa analisi si compone sicuramente il ritratto di una generazione con interessanti sfaccettature ed opportunità, nata in piena rivoluzione digitale e tuttavia all’interno della più grande crisi economica dopo la grande depressione degli anni ‘30.

www.targatocn.it

@Riproduzione Riservata 05 aprile 2018

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