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31 dicembre. La pace cammina per le strade di Matera

di Vito Salinaro

Nella città dei Sassi lunedì sera la 51ª edizione della Marcia promossa da Commissione Giustizia e Pace della Cei, Pax Christi, Caritas e Azione Cattolica.-

La politica – quella “buona” –, così come la giustizia e il diritto, non possono non essere al servizio della pace. Che va perseguita, invocata, conquistata pur in un contesto internazionale scoraggiante. Vuole trasmettere questo la tradizionale Marcia per la pace che, giunta alla 51ª edizione, si svolgerà lunedì sera a Matera muovendo dal Messaggio di papa Francesco per la Giornata mondiale (la 52ª dalla sua istituzione su volontà di Paolo VI) del primo gennaio: «La buona politica al servizio della pace». Anche quest’anno la Marcia è promossa dalla Commissione episcopale per i Problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace della Conferenza episcopale italiana, dall’Azione cattolica, dalla Caritas italiana e da Pax Christi Italia, in collaborazione con l’arcidiocesi di Matera-Irsina.

«Viviamo un tempo di grande confusione sia in Italia sia nel mondo – spiega l’arcivescovo di Matera-Irsina, Antonio Giuseppe Caiazzo –. Con facilità si vende fumo per consenso personale, inseguendo ideologie che seminano paura, fratture, contrapposizioni, discredito». Una politica litigiosa «è sterile e non serve l’uomo – avverte Caiazzo –. Gli slogan, le promesse, le incensazioni del proprio operato, non aiutano a creare un clima distensivo per lavorare realmente per il bene comune». Dunque, il Messaggio del Papa è un invito a non scoraggiarsi e diventa linfa per la Marcia 2018: «Le parole di papa Francesco – dice l’arcivescovo di Matera-Irsina – richiamano ad una responsabilità che coinvolge tutti e che significa: costruire pazientemente sulle macerie che gli altri procurano. Ritengo che ogni cittadino debba sentire il bisogno di sentirsi protagonista partecipando attivamente e positivamente alla vita pubblica senza delegare». Non si possono, ad esempio, «accettare vandalismo e distruzione per rivendicare diritti che sono sacrosanti ma che vengono macchiati e sporcati spesso anche con il sangue».

L’appuntamento di lunedì prevede il raduno e l’accoglienza dei partecipanti alle 18, nella parrocchia dell’Immacolata, a pochi passi dall’ingresso del carcere di Matera, dove è prevista la prima sosta della Marcia. La Messa sarà celebrata alla 19; l’inizio del cammino è previsto per le 20. Oltre a quella della casa circondariale, ci saranno altre due soste, entrambe nei suggestivi rioni Sassi: al convento di Sant’Agostino e alla chiesa della Madonna delle Virtù, mentre un momento ecumenico si svolgerà nella chiesa di San Pietro Caveoso, nell’omonima piazza, dove si concluderà la Marcia. Quest’anno è stato necessario attenersi ad un programma modificato dal comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica di Matera, considerando la concomitanza della lunga diretta televisiva, dalla centrale piazza Vittorio Veneto della città, della tradizionale trasmissione «L’anno che verrà» con la quale Rai 1 saluterà il 2018 dalla Capitale europea della cultura 2019 e che richiamerà un gran numero di spettatori con conseguenti restrizioni dovute alle garanzie di sicurezza di entrambi gli eventi. Ma è significativo che il messaggio di pace venga diffuso proprio dalla città che tra pochi giorni, il 19 gennaio, avrà gli occhi dell’Europa addosso e che, da 25 anni, è Patrimonio culturale dell’Umanità Unesco. Matera, evidenzia il presule, è «“città madre”, capace di accogliere i figli, non solo turisti ma anche e soprattutto quell’umanità bisognosa di essere sostenuta e incoraggiata. È città madre, che invita a fare pace con la casa comune, la terra, che ha bisogno di essere amata, rispettata, bonificata e non sfruttata. È città madre che dialoga, si confronta, fa cultura aprendo i suoi scrigni pieni di uomini colti, di pensiero attuale, di proposte di vita».

Capaci di far sentire cittadini privilegiati proprio quei poveri che «fanno paura» e che, osserva Caiazzo, «non vuole nessuno», in quanto «sempre più scarto. Un’umanità che calpesta ogni forma di diritto e che risponde alle ingiustizie subite con fame e sete di sangue è bestiale. Oggi è in atto un silenzio assordante – incalza l’arcivescovo –. Ci sono tante aeree nel mondo completamente dimenticate, senza riflettori, dove si muore di fame, e dove ci sono i bambini soldato, scudi umani, violenze di massa, ragazze sfruttate, e tanti cristiani quotidianamente uccisi, solo perché cristiani». In questo clima, conclude il presule, «si avverte il bisogno di un rinnovamento che metta al centro dei diversi schieramenti un umanesimo che significa rispetto, dialogo sincero e positivo. Da Matera, una delle città vive più antiche del mondo (8.000 anni) parte un annuncio per l’umanità intera: il desiderio di pace per tutti».

da www.avvenire.it

@Riproduzione Riservata del 29 dicembre 2018

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