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05 FEBBRAIO 2021: Giornata contro lo spreco alimentare, ecco come si recupera il cibo


da www.repubblica.it
@Riproduzione Riservata del 05 febbraio 2021
Negli ultimi anni molto è cambiato ma gli alimenti buttati sono ancora tanti. Ecco i consigli da seguire: fare una lista dettagliata, disporre le confezioni per data di scadenza, regalare gli avanzi, mangiare la verdura anche quando l'aspetto non è perfetto.-
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Primo, non esagerare. Per evitare che il cibo finisca nella spazzatura c'è prima di tutto la responsabilità individuale, raccomandano associazioni ed esperti impegnati nella sensibilizzazione contro lo spreco alimentare, di cui oggi si celebra la giornata nazionale. Con la spesa oculata al supermercato e ordinazioni attente al ristorante ciascuno di noi può fare molto, ma gran parte del cibo si spreca nella grande distribuzione o addirittura nei campi, dove non viene raccolto perché non "bello".
Se i numeri sono spaventosi, visto che nel 2020 sono state buttate via 1.661.107 tonnellate di cibo in casa e 3.624.973 tonnellate se si includono le perdite e gli sprechi di filiera (dati di Waste Watchers International) è vero che cresce la consapevolezza dei consumatori e l'impegno delle aziende per destinare gli alimenti in eccesso ad associazioni.

Il recupero casalingo

La pandemia ha ridotto in generale lo spreco (-11,78%) e secondo Coldiretti, che ha commissionato un sondaggio per la ricorrenza di oggi, poiché oltre 1 italiano su 2 con la pandemia si porta al lavoro la gavetta con gli avanzi del giorno prima ci sarà un'ulteriore riduzione del cibo buttato via. Ma i comportamenti virtuosi possono molto: Andrea Segré, che dirige l'Osservatorio Waste Watcher e ha fondato Last Minute Market, osserva infatti: "L'impegno per lo sviluppo sostenibile e la prevenzione degli sprechi passa anche attraverso il monitoraggio dei comportamenti e quindi attraverso l'acquisizione e veicolazione dei dati. La svolta culturale, passaggio obbligato per la riduzione dello spreco alimentare domestico (che incide per i 2/3 dello spreco complessivo) richiede innanzitutto consapevolezza. La campagna di Last Minute Market, realtà pionieristica nel recupero delle eccedenze, da dieci anni sensibilizza cittadini, istituzioni, scuole e stakeholders attraverso la campagna Spreco Zero, ha ottenuto risultati importanti:  nel 2014 un italiano su 2 dichiarava di gettare cibo quasi ogni giorno, nel 2019 solo l'1% degli intervistati ha dichiarato di cestinare il cibo quotidianamente.
Molto resta da fare, tuttavia: lo spreco del cibo resta saldamente in testa alla nefasta 'hit' degli sprechi per il 74% degli italiani, seguito a grande distanza dallo spreco idrico (52%). La Fondazione Barilla, che realizza il Food Sustainability Index in collaborazione con The Economist Intelligence Unit, una metodologia in grado di rendere comparabili i dati a livello mondiale, valuta che ogni italiano genera circa 65 chili di rifiuti alimentari all'anno. Secondo la Fondazione per ridurre tale spreco basterebbe seguire poche regole in casa: fare una lista dei cibi da comprare prima di andare a fare la spesa; pianificare i pasti e capire quali ingredienti abbiamo e quali dovremmo acquistare; disporre gli alimenti in ordine di scadenza in modo da utilizzare per primi quelli più "vecchi" e consumare gli avanzi.
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Le buone pratiche della grande distribuzione

Nel 2020 con il progetto 'Buon Fine', ovvero la merce donata in solidarietà, le cooperative di consumatori (Coop) hanno recuperato 5mila tonnellate di cibo nel 2020, destinate a 960 associazioni di volontariato in tutta Italia, in grado di generare 5,7 milioni di pasti, per un valore di 26 milioni di euro.
Sono stati 1,1 milioni nel corso del 2020 i chilogrammi di merce recuperata e serviti poi a preparare 2,3 milioni di pasti destinati ai più bisognosi da parte di Aspiag Service, concessionaria del marchio Despar per il Triveneto e l'Emilia Romagna. Sono state così sostenute oltre 200 associazioni del territorio che hanno ricevuto e recuperato la merce in scadenza di tutti i punti vendita. Il valore complessivo delle merci recuperate vicine a scadenza è stato di 5,7 milioni di euro.
NaturaSì, la catena di negozi bio, osserva invece che più di un quinto della frutta e verdura destinati alle nostre tavole rimane sui campi e che la perdita di cibo nella fase di produzione è un problema che rimane nascosto. Per questo NaturaSì si impegna a ridurre gli sprechi già nei campi, riducendoli di 5 volte.

Le iniziative nelle grandi città

Il Centro Agroalimentare Roma nel 2020 (a fronte di una richiesta aumentata del 40%) ha raddoppiato, rispetto al 2019, la quantità di cibo fresco e freschissimo recuperato con azioni di contrasto agli sprechi: da marzo a dicembre 2020, un totale di 8.820 tonnellate di frutta, verdura e prodotto ittico sono state ridistribuite alla popolazione grazie al canale delle associazioni del terzo settore che collaborano con il Car.
Nel 2020 a Milano nei due hub di quartiere promossi contro lo spreco alimentare dal Comune sono state raccolte oltre 76 tonnellate di cibo che sono state distribuite alle famiglie più in difficoltà.  Le famiglie raggiunte sono oltre 3.300, in cui vivono 1.630 minori, per circa 152.000 pasti equivalenti. "Entro l'estate verranno aperti altri due hub di quartiere con nuovi partner, al Corvetto e al Gallaratese", ha commentato la vice sindaca del Comune di Milano, Anna Scavuzzo.
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Il contributo delle grandi aziende

Il Gruppo Hera, una multiutility che gestisce servizi idrici, energetici e ambientali in Emilia-Romagna, Marche, Veneto e Friuli Venezia Giulia, porta avanti l'iniziativa CiboAmico in collaborazione con Last Minute Market, per il recupero del cibo non consumato nelle sue mense aziendali a beneficio di onlus del territorio, che lo utilizzano per le persone in difficoltà economica da loro seguite. Il progetto partito nel 2009 a oggi ha permesso di recuperare circa 110.000 pasti. Ma i risvolti positivi sono anche altri, perché non si evita solo lo spreco di cibo ma anche la produzione di rifiuti (circa 48 tonnellate, pari a un centinaio di cassonetti) e il consumo di acqua, energia e terreno necessari al loro confezionamento. Inoltre si stima un risparmio economico per le onlus coinvolte di circa 450.000 euro.
Il rapporto di Waste Watchers International ha evidenziato che, tra gli intervistati da Ipsos, solo il 7,7% utilizza le app per il cibo last minute, ma anche qui qualcosa si sta muovendo. La app Too Good To Goo (che permette a bar, ristoranti, forni, pasticcerie, supermercati e hotel di recuperare e vendere online - a prezzi ribassati - il cibo invenduto) prevede la creazione di un'alleanza virtuosa cui sono invitati a prendere parte enti, aziende e supermercati con l'intento di limitare gli sprechi a tutti i livelli della filiera agroalimentare e portare il tema sempre più al centro del dibattito pubblico e dell'agenda politica. Al momento hanno già risposto una serie di aziende: dell'agroalimentare come Birra Peroni, Carrefour, Chi è il padrone? La Marca del consumatore, Cirfood, Danone, Fruttagel, Granarolo, Gruppo Montenegro, Gruppo VéGé, IKEA, Kraft-Heinz, Mare Aperto, Naturasì, Nestlé, Raspini Salumi, Salumi Pasini, Unilever, Wami.

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