Milano. No ad autocelebrazioni, sì a slancio vitale: l’omelia di Delpini per Giussani

Celebrata in Duomo la Messa in occasione del 13esimo anniversario della morte del fondatore di Comunione e Liberazione.-

«Il volto maturo di Cristo nella storia è sempre identificabile in un soggetto comunionale, cosciente delle proprie origini ed educato al dono commosso e gratuito di sé. Per questo i tanti bisogni delle persone non fanno paura e non generano insofferenza, o peggio ancora estraneità ed indifferenza, ma sono un invito a gareggiare nella carità, a portare gli uni i pesi degli altri». Lo ha detto l’arcivescovo di Milano, Mario Delpini, nell’omelia della Messa celebrata ieri sera in Duomo a tredici anni dalla morte di monsignor Luigi Giussani e nel 36° del riconoscimento pontificio della Fraternità di Comunione e Liberazione. «Se i bisogni e le urgenze che avanzano e ci interpellano hanno volti e nomi nuovi, l’originale e commovente capacità di condivisione, propria di un cuore che appartiene a Cristo – ha sottolineato il presule – sa sempre trovare forme e modalità appropriate di rendersi vicini ai più poveri e abbandonati, facendo loro sperimentare l’ospitalità e l’accoglienza familiare della comunità cristiana».

Una Messa, quella di ieri, per «fare memoria e confessare la gratitudine» per Giussani, il suo ministero, il suo carisma, che ha segnato «il vostro essere discepoli di Gesù», educati a riconoscere «nell’avvenimento dell’incontro con Cristo la fonte inesauribile della pace, della letizia, della fecondità umana» e della «tensione missionaria».

«È una passione indomita, quella che vi è stata comunicata – ha ripreso Delpini –, culturalmente sensibile ad ogni aspetto dell’umano, socialmente tesa a rispondere ad ogni grido, amante del rischio educativo e politicamente desiderosa solo di servire gratuitamente il nostro popolo, in tutte le sue più autentiche esigenze e libere espressioni».

Contro ogni «tentazione di adeguarsi alla mondanità», ecco l’invito del presule a «vigilare perché l’ardore degli inizi, il contagio dello slancio e della gioia, la genialità dell’intraprendenza non si lascino stancare dalla storia, non si riducano a memoria autocelebrativa delle imprese compiute, non si vanifichino per sottrarsi alla fatica di raccogliere le sfide presenti, di riconoscere le inadeguatezza e gli errori commessi, di ricostruire percorsi promettenti per il bene di tutta la Chiesa e per una presenza significativa in quel presente in cui si rinnova l’alleanza che salva».

Alla fine il presidente della Fraternità di Cl, monsignor Julián Carrón, ha rinnovato l’offerta delle «energie» del movimento per «comunicare a tutti la gioia del Vangelo nella sequela cordiale e intelligente a papa Francesco che ci chiama a essere Chiesa in uscita, specie con i fratelli più bisognosi». Delpini, dal canto suo, ha voluto assegnare una «penitenza» di Quaresima: entro Pasqua recarsi sulla tomba del fondatore, al Monumentale, o all’altare della Madonna nella propria parrocchia a «pregare» per «realizzare quella pluriformità nell’unità che il cardinale Scola ci ha tanto raccomandato».

da www.avvenire.it
@Riproduzione Riservata del 26 febbraio 2018

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