L’APPELLO DI MATTARELLA: «UNITÀ, RESPONSABILITÀ E COESIONE» PER FAR RIPARTIRE L’ITALIA

di Giulia Cerqueti

da www.famigliacristiana.it

@Riproduzione Riservata del 02 giugno 2020

Quest’anno cerimonia del 2 giugno ridotta a causa della pandemia, senza parata tradizionale ai Fori imperiali. Il presidente ha reso omaggio ai caduti all’Altare della Patria, poi è partito per una visita a Codogno, primo focolaio del virus. Nel suo discorso per la celebrazione ha richiamato la politica al superamento delle divisioni per far fronte comune contro il nemico invisibile e ricostruire il Paese.-

Niente parata tradizionale ai Fori Imperiali, per la 74esima Festa della Repubblica, con cui si ricorda vietata dall’emergenza sanitaria. Quest’anno la celebrazione del 2 giugno – che commemora la fine della monarchia e la nascita della repubblica con il referendum a suffragio universale del 1946 – è stata necessariamente ridotta, con pochissimi presenti, nessun assembramento. Come ogni anno, il presidente Sergio Mattarella si è recato all’Altare della Patria, in una piazza Venezia adornata da una gigantesca bandiera tricolore, per rendere omaggio ai caduti con al deposizione della corona d’alloro, insieme al premier Giuseppe Conte, i presidenti di Camera e Senato Roberto Fico e maria Elisabetta Casellati e la presidente della Corte Costituzionale Marta Cartabia.

Al termine della cerimonia, come di tradizione il cielo di Roma si è colorato di bianco, rosso e verde al passaggio delle Frecce tricolori. La pattuglia acrobatica nazionale oggi ha così concluso il suo tour italiano di cinque giorni, dopo aver sorvolato i cieli di ventuno città italiane: un evento di unità e solidarietà, come a voler abbracciare e riunire tutta l’Italia colpita dalla tragedia dell’epidemia sotto il Tricolore tracciato nel cielo. Il giro è cominciato il 25 maggio, nel Nord Italia, passando sopra Codogno, Milano, Torino e Aosta.

Dopo la cerimonia all’Altare della Patria, la Festa della Repubblica per il Presidente prosegue con la visita a Codogno, in Lombardia, primo focolaio del virus in Italia. La sera rientrerà a Roma, per una cerimonia all’ospedale Lazzaro Spallanzani. Il 2 giugno sia una giornata per riflettere «sui valori fondativi repubblicani», ha dichiarato il Capo di Stato in un messaggio rivolto ai prefetti italiani per la festa del 2 giugno. Inevitabile il riferimento alle gravi difficoltà che il Paese sta attraversando a causa della pandemia e del lockdown per bloccare il contagio. «Le dimensioni e la gravità della crisi, l’impatto che essa ha avuto su ogni aspetto della vita quotidiana, il dolore che ha pervaso le comunità colpite, hanno richiesto a tutti uno sforzo straordinario, anche sul piano emotivo. L’eccezionalità della situazione ha determinato difficoltà mai sperimentate nella storia della Repubblica, ponendo a tutti i livelli di governo una continua domanda di unità, responsabilità e coesione». Il Presidente ha aggiunto: «Il senso di responsabilità e le doti di resilienza che hanno animato le comunità nei momenti più drammatici della crisi vanno ora trasposti in un impegno comune verso gli obiettivi del definitivo superamento dell’emergenza e di una solida e duratura ripresa». Ma ha ricordato che «la crisi non è terminata e tanto le istituzioni quanto i cittadini dovranno ancora confrontarsi a lungo con le sue conseguenze».

Alla vigilia della festa della Repubblica, prima del Concerto dedicato alle vittime del Coronavirus, senza pubblico, Mattarella ha espresso un fermo, deciso richiamo all’unità e al superamento delle divisioni per fare fronte comune in questa difficile battaglia. «La nascita della Repubblica nel 1946 segnava anch’essa un nuovo inizio, superando divisioni che avevano lacerato il Paese per fare della Repubblica la casa di tutti», ha dichiarato. La ripartenza non sarà veloce, ha avvertito realisticamente il Capo di Stato. Ha ricordato «il sacrificio, il dolore, la speranza, il bisogno di fiducia» della gente. Richiamando con forza la politica e i partiti all’unità e al superamento delle dvisioni: «C’è qualcosa che viene prima della politica e che segna il suo limite. Qualcosa che non è disponibile per nessuna maggioranza e per nessuna opposizione: l’unità morale, la condivisione di un unico destino, il sentirsi responsabili l’uno dell’altro. Una generazione con l’altra. Un territorio con l’altro. Un ambiente sociale con l’altro. Tutti parte di una stessa storia. Di uno stesso popolo».

Ha poi aggiunto: «Siamo tutti chiamati a un impegno comune contro un gravissimo pericolo che ha investito la nostra Italia sul piano della salute, economico e sociale. Le sofferenze provocate dalla malattia non vanno brandite gli uni contro gli altri. Questo sentimento profondo, che avverto nei nostri concittadini, esige rispetto, serietà, rigore, senso della misura e attaccamento alle istituzioni. E lo richiede a tutti, tanto più a chi ha maggiori responsabilità. Non soltanto a livello politico». Ha rivolto poi il suo pensiero all’Europa: «Si va affermando sempre più forte la consapevolezza che la solidarietà tra i Paesi dell’Unione non è una scelta tra le tante, ma la sola via possibile per affrontare con successo la crisi più grave che le nostre generazioni abbiano vissuto. Nessun Paese avrà un futuro accettabile senza l’Unione europea».

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