Gli adolescenti ai tempi del Coronavirus

di Francesca Cavallini, Schermata 2020 03 03 Alle 16 psicologa piacentina, presidente e fondatore del centro Tice e docente al Corso di Laurea Magistrale in Psicologia Clinica all’Università di Parma.

da www.vita.it

@Riproduzione Riservata del 03 marzo 2020

Psicologa dell’infanzia e dell’adolescenza presso il Centro Tice di Piacenza e in questi giorni di limitazioni e scuole chiuse ha intervistato una trentina di ragazzi tra i 15 e i 18 anni. «Dietro all’adolescente di oggi e ai suoi comportamenti esibiti si nasconde un mare di dolcezza e generosità più grande di quanto pensiamo».-

Presso Tice seguiamo adolescenti con difficoltà di studio ma, essendo a soli 12 km dalla zona rossa, in questo periodo siamo chiusi, decidendo però di mantenere i servizi web.

Per renderci conto di come l’adolescente vive questo periodo ne abbiamo intervistati una trentina, d’età comprese tra i 15 e i 18 anni, che frequentano il nostro centro per attività di potenziamento allo studio autonomo. Trenta adolescenti molto tipici, di ambo i sessi: appassionati di social, con poca voglia di studiare e idee confuse sul futuro.

Alla domanda “Cosa pensi del coronavirus, hai paura?” le risposte sono state le più varie, che possiamo raggruppare in queste tipologie:

  • “Cioè ca..o mene frega ho sentito delle statistiche e ci dovrei stare dentro”
  • “No io non ho paura basta che sto con quelli sani”
  • “Cioè che p—-e la quarantena ma almeno non si va scuola”
  • “Mi sto rompendo anche di giocare ai video giochi”
  • “No si va be i primi giorni ero tesa ma adesso bho mi sembra tutto normale”
  • “Basta che quelli della zona rossa stanno a casa loro”
  • “Sono triste del corona virus ma contenta che non ci sia la scuola e poi Si ma cioè ma potevano anche non farla scuola on line”
  • “Mia Mamma È in pressa con le paure ma io no”
  • “Fi—- alla fine spero che sto c—-o di Corona finisca così posso tornare in palestra”
  • “Cioè si un sacco di sbatti e paura ma adesso bho non ci capisco un ca—o”
  • “Io esco lo stesso tanto se devo prenderlo lo prendo uguale”

Ognuna di queste frasi trasuda adolescenza: lo slang, le parolacce, il ritmo trap, lo scarso rispetto ostentato nei confronti dei genitori e la strafottenza rispetto all’autorità. Nessun lettore sarà, immagino, stupito: si tratta dell’adolescente che, come tutti noi adulti pensiamo, ha avuto tutto. L’adolescente che usa troppo il telefono, ascolta musica sbagliata e non fa niente in casa. E se ci sbagliassimo?

Dopo le frasi citate sopra, infatti, sapete cosa hanno detto tutti e trenta gli adolescenti intervistati? “Ho paura per la nonna e per il nonno ma il resto ok”.

Dietro all’adolescente di oggi e ai suoi comportamenti esibiti si nasconde un mare di dolcezza e generosità più grande di quanto pensiamo.

I genitori devono sapere che a volte i figli adolescenti non raccontano proprio tutto, e che ognuno di essi è molto più consapevole di cosa prova di quanto una certa vulgata ci porta a immaginare.

La soddisfazione dei bisogni primari, l’estensione dei diritti alla salute fisica associati al boom economico e ai ritmi della società moderna ha portato gli esseri umani a dover proteggere e difendere un’altra salute: quella mentale. Depressione, ossessioni, compulsioni e molti altri sono mali nuovi di cui, chi è nato prima del 1970, non ha mai sentito parlare. Al contrario gli adolescenti sono nati e cresciti in un clima in cui hanno compreso che avere il governo di emozioni e sentimenti è fondamentale per sopravvivere in questo secolo.

Se ci pensiamo, oltre ai termini che descrivono le psicopatologie, fino a pochi decenni fa molti termini non esistevano, o non facevano parte del lessico emotivo quotidiano (ansia, panico ecc..); questo “vuoto lessicale” attutiva l’impatto dei sentimenti e dei pensieri nella nostra vita.

L’adolescente di oggi possiede invece una parola per ogni sfumatura della paura, e vive accanto alla potenza dei sentimenti ogni giorno. Sa benissimo cosa prova, lo saprebbe descrivere come noi adulti descriviamo un quadro o un oggetto che ci si para dinnanzi.

A volte l’adolescente non esplicita ciò che prova perché è molto più consapevole di noi che la paura “attacca”, è contagiosa, e per questo preferisce proteggere i suoi cari.

Provate a domandare agli adolescenti cosa provano e vi stupirete della ricchezza emotiva che sono capaci di esprimere, e, insieme, della dolcezza che impiegano nel tentativo di proteggervi da questa stessa ricchezza.

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