Editoria per l’infanzia. C’è grande arte nei libri per i più piccoli

di Nicoletta Martinelli

da www.avvenire.it

@Riproduzione Riservata del 11 febbraio 2020

Annunciati i vincitori dei Braw, i premi della Bologna Children’s Book Fair. Ambiente, famiglia e fragilità tra i temi più frequentati. E crescono i “silent book”, dove trionfa l’immagine.-

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Tra qualche settimana la letteratura per l’infanzia salirà alla ribalta: il palcoscenico è quello consueto della Bologna Children’s Book Fair, dal 30 marzo al 2 aprile. Ma il premio ai migliori libri tra quelli presentati in fiera – 1.880 candidati da 41 Paesi del mondo – è già stato assegnato: le giurie del Braw, il Bolognaragazzi Award, si sono riunite lo scorso fine settimana affrontando il non facile compito di promuovere o scartare.

Anche i libri dell’edizione 2020 confermano la vitalità del settore, l’inesauribile creatività. Da sempre la letteratura per l’infanzia si fa carico di tradurre la complessità del mondo a misura di bambino, il passato e la contemporaneità, le prospettive per il futuro (non ineluttabile). Di conseguenza sarebbe stato impossibile, nei giorni che ci sono toccati in sorte, ignorare l’ambiente e i suoi problemi. E l’attenzione è arrivata ma evitando i proclami, piuttosto dimostrando – senza dare lezioni – che un cambiamento è possibile e quanto migliori la vita una natura sana e rigogliosa tra cui vivere, giocare, fare scoperte. Libri in cui sarebbe bello poter passeggiare. O pedalare: anche la mobilità è un tema ricorrente, specie se è sostenibile e condivisa. La bicicletta spopola, protagonista, coprimaria, o semplice comparsa: onnipresente. E anche l’autobus, la metropolitana, il treno: viaggiare è bello, insieme di più.

A proposito dello stare insieme, il rapporto tra genitori e figli – specie se il figlio è in arrivo – è un tema che si fa strada: forse non è un caso che i volumi che trattano l’argomento arrivino in larga misura dalla Francia, Paese che fa del sostegno alla maternità un punto d’orgoglio. Anche i sentimenti e i loro aspetti più sfumati sono al centro della riflessione di autori e illustratori: con grande semplicità, nelle storie compaiono personaggi fragili con il loro carico di malinconia, di tristezza e di solitudine. I timidi e gli introversi conquistano diritto di cittadinanza con i loro stati d’animo, legittimati e svincolati dalla necessità di un riscatto. Non tutti possono essere espansivi, brillanti e compagnoni, si fa largo un’immagine dell’infanzia realistica, nel segno dell’accettazione delle diversità di ognuno.

Sono temi sentiti a ogni latitudine, affrontati con stili eterogenei: anche la tecnica, sempre più raffinata, è buona alleata della creatività. Nei libri è ricorrente l’utilizzo di palette limitate, gamme ridottissime di colori che per essere afficaci richiedono una stampa eccellente. E irrompono tra le pagine anche i colori fluo, gialli incandescenti, rosa shocking e verdi acidi combinati in modo audace. Cresce ancora la presenza dei silent book, i libri senza testo che silenziosi non lo sono per niente: si prestano a essere raccontati con abbondanza di parole e infinite variazioni. Un bel libro comunica quel che ha da dire in un linguaggio universale, cosa che ha reso possibile alle giurie del Bolognaragazzi Award valutare – e apprezzare – libri in coreano e in giapponese, in portoghese, russo, polacco…

Diverse le categorie del premio, diverse le competenze dei giurati. A scegliere Meine liebsten Dinge müssen mit – pubblicato in Germania, frutto della collaborazione tra un’autrice iraniana e un’illustratrice tedesca – come miglior libro di narrativa sono state Nicolette Jones (Regno Unito), scrittrice, critico letterario al “Sunday Times”, Birthe Steinbeck (Germania), vice-direttore artistico della “Süddeutsche Zeitung Magazin”; Lisa Von Drasek (USA), curatrice del “Children’s Literature Research Collections”; Dina Basso (Italia), libraia alla Libreria dei Ragazzi di Torino. Il tema affrontato dal libro – pubblicato da Beltz & Gelberg – è il distacco da quel che si ama, da ciò che non si può mettere in valigia quando una separazione è necessaria: i disegni in grafite, fitti di dettagli, aggiungono pathos a questa storia di migrazione e memoria.

La medesima giuria ha decretato il vincitore della categoria “Non-Fiction”, i volumi dedicati alla divulgazione: si è aggiudicato il premio Marie Curie. Nel paese della scienza, scritto da Irène Cohen-Janca e illustrato da Claudia Palmarucci per Orecchio Acerbo. La vicenda umana e professionale di Marie è raccontata con rara raffinatezza: il testo è vibrante, capace di farci partecipi senza stucchevolezze dell’intimità della grande scienziata e di condurci attraverso traversie, successi, frenate e ripartenze della sua esistenza. Strepitosa l’idea di calare la quotidianità dei Curie dentro opere d’arte di tutti i tempi in pagine itteriche, intrise del giallo delle radiazioni del polonio.

Where is Your Sister? conquista il premio come miglior opera prima: Harriette sfugge alla mamma in un grande magazzino e subito comincia una ricerca forsennata – ma spassosa – su e giù per le scale mobili, dentro e fuori i camerini, in lungo e in largo per i tanti reparti. Per arrivare al lieto fine. Puck Koper – che scrive e disegna per l’editore britannico Two Hoots – dà vita a tavole fitte di personaggi che saggiamente alleggerisce usando tinte piatte e una palette limitata di colori.

Sempre il quartetto Jones, Steinbeck, Von Drassek e Basso ha assegnato il premio speciale “New Horizon”, destinato alle opere particolarmente innovative, a Lullaby for Grandmother, frutto della collaborazione tra un’artista polacca – Iwona Chmielewska – e BIR Publishing, editore coreano. Esempio di virtuosismo tecnico, l’albo è inconsueto: celebra il valore artistico delle realizzazioni artigianali facendo del corredo ricamato della nonna, con i suoi pizzi all’uncinetto e i suoi tovaglioli ricamati, la materia – fisica e metaforica – attraverso cui raccontare un’esistenza. Una gioia per gli occhi.

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