Coronavirus. «Non si sacrificano i ragazzi perché gli autobus sono affollati»

di Paolo Ferrario

da www.avvernire.it

@Riproduzione Riservata del 16 ottobre 2020

 

Il presidente nazionale dell’Associazione dei dirigenti scolastici: «Non si va a scuola solo per apprendere nozioni ma soprattutto per imparare a relazionarsi. La didattica deve rimanere in presenza.-

«La scuola non è la Cenerentola della nazione». Dopo tre giorni di pressing asfissiante delle Regioni per una maggiore flessibilità degli orari delle scuole e il ritorno alla didattica a distanza alle superiori, per alleggerire la pressione sul trasporto pubblico locale, il presidente dell’Associazione nazionale presidi, Antonello Giannelli, Antonello Giannelli, presidente Anp sbotta e ricorda a tutti «la scuola è centrale nella società e non deve essere considerata ancillare rispetto ad altre esigenze ».

Presidente, però è un fatto che, nelle ore di punta, i mezzi siano affollati ben oltre il consentito….
Ma non per colpa delle scuole. In questi giorni ho sentito ipotesi estemporanee che respingo con fermezza. Se il problema sono i mezzi affollati si deve intervenire sul sistema dei trasporti, non certo sulla scuola. È il trasporto locale che si deve adattare alle esigenze della scuola, non viceversa. Tra l’altro, gli studenti che utilizzano i mezzi di trasporto per raggiungere le scuole costituiscono una minoranza dell’utenza complessiva, composta per lo più di lavoratori.

E quindi, come si dovrebbe agire?
Se vogliamo decongestionare il sistema di trasporto pubblico, abbiamo almeno due ipotesi concrete su cui lavorare: un maggior ricorso al lavoro agile e l’utilizzo dei trasporti privati, attualmente in difficoltà perché senza lavoro, per accompagnare gli alunni a scuola.

Che cosa ne pensa di una maggiore flessibilità degli orari scolastici?
La flessibilità è possibile e già prevista. Ma non è pensabile stravolgere l’organizzazione delle scuole, che, lo ricordo ancora una volta, non sono un ammortizzatore sociale a tutto campo. L’organizzazione oraria delle scuole, tra l’altro, è già stata predisposta dai loro dirigenti che, partecipando ai tavoli regionali, l’hanno anche condivisa con gli enti locali.

Crede sia ipotizzabile un ritorno alla didattica a distanza?
Un eventuale ritorno alla Dad deve essere circoscritto e dettato esclusivamente da ragioni organizzative e non certo dal fatto che il sistema dei trasporti non è in grado di portare i ragazzi a scuola. Ricordiamo poi che il protocollo sulla didattica integrata prevede che gli alunni disabili debbano frequentare in presenza, che le attività laboratoriali siano effettuate a scuola e che alunni delle prime classi frequentino in presenza.

Quali conseguenze avrebbe un ritorno generalizzato della didattica a distanza?
La teledidattica generalizzata inciderebbe negativamente sul diritto allo studio, già duramente provato dal lockdown di qualche mese fa. Per mesi, sui mezzi d’informazione, abbiamo ribadito l’importanza della didattica in presenza e la centralità del sistema scuola per il futuro della Nazione. Non intendiamo ora sacrificare i nostri ragazzi che non vanno a scuola solo per apprendere nozioni ma anche, e soprattutto, per imparare a relazionarsi correttamente tra loro. Siamo disponibili al confronto con gli Enti locali per analizzare tutte le criticità ipotizzabili, ma deve essere ben chiaro che non va messa in discussione la didattica in presenza.

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