Coronavirus, che cosa rimane aperto dopo il nuovo Dpcm del 21 marzo del governo

di Annalisa Girardi

da www.fanpage.it/politica/coronavirus-che-cosa-rimane-aperto-dopo-il-nuovo-dpcm-del-21-marzo-del-governo

@Riproduzione Riservata del 22 marzo 2020

Il governo ha deciso di chiudere tutte le fabbriche e le attività non considerate essenziali contro l’emergenza coronavirus. Una stretta già annunciata nei giorni scorsi, dal momento che i numeri dei contagi non tendono ancora a diminuire e troppe persone continuano a uscire dalle loro case nonostante i decreti emanati dal governo. Giuseppe Conte ha quindi comunicato una nuova chiusura di tutte le attività produttive non considerate essenziali.

Vediamo che cosa chiuderà e che cosa rimarrà invece aperto.-

Giuseppe Conte ha annunciato nuove misure restrittive contro l’emergenza coronavirus: una stretta già annunciata nei giorni scorsi, dal momento che i numeri dei contagi non tendono ancora a diminuire e troppe persone continuano a uscire dalle loro case nonostante i decreti emanati dal governo. Il presidente del Consiglio ha quindi annunciato nella tarda serata del 21 marzo 2020 una nuova chiusura di tutte le attività produttive non considerate essenziali. Già venerdì 20 marzo, inoltre, l’esecutivo aveva introdotto nuovi provvedimenti restrittivi per limitare gli spostamenti delle persone.

Ma le Regioni più colpite dal Sars-Cov-2, tra cui Lombardia, Veneto e Piemonte, continuavano a chiedere il lockdown totale per fermare l’epidemia ed evitare il tracollo del sistema sanitario, prendendo anche singole iniziative territoriali per rispondere all’emergenza.

Il Dpcm del 21 marzo 2020
Mentre si procede all’individuazione delle attività di indifferibile necessità, nel nuovo Dpcm del 21 marzo 2020 il governo chiede che vengano consentite le attività svolte con modalità di lavoro agile, precisando che “è già stato raggiunto un accordo con Confindustria per regolamentare la chiusura delle attività lavorative per le imprese”. Nel Dpcm del 21 marzo si legge che “considerati l’evolversi della situazione epidemiologica, il carattere particolarmente diffusivo dell’epidemia e l’incremento dei casi sul territorio nazionale, le dimensioni sovranazionali del fenomeno epidemico e l’interessamento di più ambiti sul territorio nazionale rendono necessarie misure volte a garantire uniformità nell’attuazione dei programmi di profilassi elaborati in sede internazionale ed europea, […] verrà disposta la chiusura “totale” delle seguenti attività”.

  • chiusura di tutte le attività commerciali al dettaglio, ad eccezione di quelle relative ai servizi di pubblica utilità, ai servizi pubblici essenziali, alla vendita di beni di prima necessità e alle edicole;
  • chiusura di tutti i centri commerciali, degli esercizi commerciali presenti al loro interno e dei reparti di vendita di beni non di prima necessità. Restano aperte le farmacie, le parafarmacie e i punti vendita di generi alimentari e di prima necessità. Sono chiusi i mercati sia su strada che al coperto e le medie e grandi strutture di vendita;
  • chiusura di bar, pub, ristoranti di ogni genere;
  • chiusura delle attività artigianali di servizio (es. parrucchieri, estetisti, ecc..) ad eccezione dei servizi emergenziali e di urgenza;
  • chiusura di tutti gli alberghi e di ogni altra attività destinata alla ricezione (es. ostelli, agriturismi, ecc..) ad eccezione di quelle individuate come necessarie ai fini dell’espletamento delle attività di servizio pubblico;
  • sospensione di tutti i servizi mensa sia nelle strutture pubbliche che private;
  • chiusura di tutti i servizi terziari e professionali, ad eccezione di quelli legati alla pubblica utilità e al corretto funzionamento dei settori richiamati nei punti precedenti.

Le nuove misure: aperte solo le attività strategiche ed essenziali

Da domani, lunedì 23 marzo, fino al prossimo 3 aprile, è stata quindi sancita la sospensione di tutte le attività produttive non essenziali. Con il nuovo Dpcm vengono quindi chiuse tutte le fabbriche, sull’intero territorio nazionale, che non sono considerate strategiche per il Paese. Rimangono in funzione quelle alimentari e il settore dell’igiene personale e della sanità: un’altra serie di attività restano aperte, in quanto considerate attività economiche essenziali. Tra queste troviamo le fabbriche che producono materiali plastici, l’industria della carta e del cartone, il settore dell’acqua e dell’energia elettrica, le attività per la distribuzione del gas e quelle connesse alla meccanica e agli autoveicoli, i trasporti, i servizi di pulizia e di vigilanza. In Lombardia è anche stato “disposto il fermo delle attività nei cantieri, previa concessione del termine per la messa in sicurezza, fatti salvi quelli relativi alla realizzazione e manutenzione di strutture sanitarie e di protezione civile, alla manutenzione della rete stradale, autostradale, ferroviaria, del trasporto pubblico locale, nonché quelli relativi alla realizzazione, manutenzione e funzionamento degli altri servizi essenziali o per motivi di urgenza”.

Per sapere con certezza se la propria attività di lavoro verrà chiusa fino al prossimo 3 aprile per volere del Dpcm consigliamo di rivolgersi al datore di lavoro o di fare riferimento al codice Ateco della propria attività.

Che cosa rimane aperto
Supermercati
Rimangono aperti in tutta italia “ipermercati, supermercati, discount alimentari, i minimercati e gli altri esercizi non specializzati di alimentari”. Il presidente Conte ha chiesto ancora una volta ai cittadini di non precipitarsi nei supermercati per fare scorte alimentari, in quanto queste non verranno a mancare nelle settimane a venire, ma anche perché sarebbe un comportamento irresponsabile che potrebbe aumentare i contagi. Nelle varie Regioni, le autorità si stanno già attrezzando per limitare però gli accessi ai supermercati, in quanto nei giorni scorsi questi erano stati presi d’assalto dalle persone e per cui diveniva spesso impossibile garantire le distanze di sicurezza di un metro tra un cliente e l’altro. In Veneto, ad esempio, è stata disposta la chiusura domenicale dei negozi di alimentare, mentre in Piemonte, dove possibile, si misura la temperatura alle persone in coda per entrare nei supermercati: solo a un componente per nucleo familiare è concesso andare a fare la spesa e le entrate nei negozi sono scaglionate in modo da impedirne l’affollamento all’interno.

Farmacie, banche e poste
Rimangono “consentite le attività che erogano servizi essenziali e di pubblica utilità”: le farmacie restano aperte su tutto il territorio nazionale, così come continuano le attività di trasporto, produzione e commercializzazione di farmaci, tecnologia sanitaria e dispositivi medici chirurgici. Rimangono aperte anche la banche e gli uffici postali. In alcune Regioni, come Piemonte e Lombardia, si è disposta la sospensione delle attività degli Uffici Pubblici, così come degli studi professionali, ad eccezione delle attività “relative ai servizi indifferibili e urgenti o sottoposti a termini di scadenza”. Restano aperte le edicole e i negozi di tabacchi, anche se deve sempre essere garantita la distanza di sicurezza e spesso è concesso l’accesso all’attività commerciale a un cliente per volta (“salvo comprovati motivi di assistenza ad altre persone”). Infine, è stato sospeso con effetto immediato il “gioco operato con dispositivi elettronici del tipo “slot machines” situati all’interno degli esercizi di rivendita, il Superenalotto, Superstar, Sivincetutto Superenalotto, Lotto tradizionale e Eurojackpot”. Stop anche alle scommesse online.

Attività all’aperto
Sono stati anche imposti dei limiti per l’attività sportiva all’aperto, come già anticipato dalla nuova ordinanza di venerdì 20 marzo. Si è quindi deciso di vietare “lo sport e le attività motorie svolte all’aperto, anche singolarmente, se non nei pressi delle proprie abitazioni”. In Veneto già nei giorni scorsi era stato disposto l’ok all’attività motoria o alle passeggiate con il cane solo entro i 200 metri dalla propria abitazione. In Lombardia “sono vietati gli assembramenti di più di 2 persone nei luoghi pubblici”, pena un’ammenda amministrativa di 5mila euro.

Il discorso di Conte
Parlando in un messaggio alla nazione, il presidente Conte ha definito l’emergenza come la crisi più difficile attraversata dal Paese dal secondo Dopoguerra, chiedendo un ulteriore sforzo nel rispetto delle regole per il bene collettivo. Ecco il discorso di Conte:

Sin dall’inizio ho scelto la linea della trasparenza, la linea della condivisione, ho scelto di non minimizzare, non nascondere la realtà che ogni giorno è sotto i nostri occhi. Ho scelto di rendere tutti voi partecipi della sfida che siamo chiamati ad affrontare, è la crisi più difficile che il Paese sta vivendo dal secondo Dopoguerra. In questi giorni durissimi, siamo chiamati a misurarci con immagini, con notizie che ci feriscono, ci lasciano un segno che rimarrà sempre impresso nella nostra memoria, anche quando questo, ci auguriamo presto, sarà finito.

La morte di tanti concittadini è un dolore che ogni giorno si rinnova, questi decessi per noi, per i valori con cui siamo cresciuti, per i valori che ancora oggi noi condividiamo, non sono semplici numeri, quelle che piangiamo sono persone, sono storie di famiglie che perdono gli affetti più cari.

Le misure sin qui adottate, l’ho già detto, richiedono tempo prima che possano spiegare i loro effetti, dobbiamo continuare a rispettare tutte le regole con pazienza, con responsabilità, con fiducia. Sono misure severe, ne sono consapevole, rimanere a casa, rinunciare a radicate abitudini, non è affatto facile ma non abbiamo alternative, in questo momento dobbiamo resistere perché solo in questo modo riusciremo a tutelare noi stessi e a tutelare le persone che amiamo.

Il nostro sacrificio di rimanere a casa è per altro minimo, se paragonato al sacrificio che stanno compiendo altri concittadini, negli ospedali, nei luoghi cruciali per la vita del Paese c’è chi rinuncia, chi rischia molto di più. Penso in particolare innanzitutto ai medici, agli infermieri ma penso anche alle Forze dell’ordine, alle Forze armate, agli uomini e alle donne della Protezione Civile, ai commessi dei supermercati, ai farmacisti, agli autotrasportatori, ai lavoratori dei servizi pubblici, anche ai servizi dell’informazione, donne e uomini che non stanno andando semplicemente a lavorare, ma compiono ogni giorno un atto di grande responsabilità verso l’intera nazione. Compiono un atto di amore verso l’Italia intera.

Oggi abbiamo deciso di compiere un altro passo: la decisione assunta dal Governo è quella di chiudere, nell’intero territorio nazionale, ogni attività produttiva che non sia strettamente necessaria, cruciale, indispensabile a garantirci beni e servizi essenziali.

Abbiamo lavorato tutto il pomeriggio con i sindacati, con le associazioni di categoria, per stilare una lista dettagliata in cui sono indicate le filiere produttive delle attività dei servizi di pubblica utilità, quelli che sono più necessari per il funzionamento dello Stato in questa fase di emergenza.Continueranno a rimanere aperti tutti i supermercati, tutti i negozi di generi alimentari e di prima necessità. Quindi, fate attenzione, non abbiamo previsto nessuna restrizione sui giorni di apertura dei supermercati. Invito tutti a mantenere la massima calma, non c’è ragione di fare una corsa agli acquisti, non c’è ragione di creare code che in questo momento non si giustificano affatto. Continueranno a rimanere aperte anche farmacie, parafarmacie, continueranno a venire assicurati i servizi bancari, postali, assicurativi, finanziari. Assicureremo tutti i servizi pubblici essenziali, ad esempio i trasporti. Assicureremo ovviamente anche tutte le attività connesse, accessorie, funzionali a quelle consentite, a quelle essenziali.Assicureremo ovviamente anche tutte le attività connesse, accessorie, funzionali a quelle consentite, a quelle essenziali.

Al di fuori delle attività ritenute essenziali, consentiremo solo lo svolgimento di lavoro modalità smart working e consentiremo solo le attività produttive ritenute comunque rilevanti per la produzione nazionale.
Rallentiamo il motore produttivo del Paese, ma non lo fermiamo.

È una decisione non facile, ma è una decisione che ci consente, ci predispone ad affrontare la fase più acuta del contagio.
È una decisione che si rende necessaria, oggi in particolare, per poter contenere quanto più possibile la diffusione dell’epidemia.

L’emergenza sanitaria – ma lo avevamo previsto – sta tramutando in piena emergenza economica, ma a voi tutti dico: “Lo Stato c’è. Lo Stato è qui”. Il Governo interverrà con misure straordinarie che ci consentiranno di rialzare la testa e ripartire quanto prima.

Mai come ora la nostra comunità deve stringersi forte, come una catena a protezione del bene più importante: la vita. Se dovesse cedere anche solo un anello, questa barriera di protezione verrebbe meno, esponendoci a pericoli più grandi, per tutti.

Quelle rinunce che oggi vi sembrano un passo indietro, domani ci consentiranno di prendere la rincorsa e ritornare presto nelle nostre fabbriche, nei nostri uffici, nelle nostre piazze, fra le braccia di parenti, di amici.

Stiamo rinunciando alle abitudini più care, lo facciamo perché amiamo l’Italia, ma non rinunciamo al coraggio e alla speranza nel futuro. Uniti ce la faremo.

 

 

 

 

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