Come sopravvivere a un figlio preadolescente: 6 consigli basati sulle neuroscienze

di Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta infantile

Come sopravvivere a un figlio adolescente e preadolescente? 6 consigli per genitori che ci insegnano le neuroscienze per l’educazione dei preadolescenti tratti dal libro “L’età dello Tsunami. Come sopravvivere a un figlio preadolescente”.-

LA PREADOLESCENZA: PERCHE’ E’ L’ETA’ DELLO TSUNAMI

La preadolescenza è proprio un’età di mezzo. Sta sospesa tra infanzia e adolescenza e chi la vive e la attraversa vive al tempo stesso la tristezza per non essere più bambini e il desiderio di diventare grandi.

Il corpo dei preadolescenti racconta bene questa ambivalenza: cambia ogni giorno, fa tremare di paura e vergogna chi lo possiede perché si stringe e si allarga, si riempie di brufoli, si presenta spesso disarmonico sia nelle forme che nei movimenti.

Gli adulti rimangono increduli davanti ai cambiamenti del proprio figlio. Il tempo delle scuole medie è quello in cui la preadolescenza fa irruzione e sconvolge in modo evidente la vita di tutti. I genitori si devono armare di sana pazienza, per poter gestire gli eccessi emotivi, le montagne russe degli stati d’umore dei propri figli e anche le piccole grandi emergenze che i ragazzi vivono, incapaci di rendere relativo ciò che per loro rappresenta invece un assoluto impossibile da fronteggiare. Un brufolo può portare una bellissima ragazza a credersi un mostro che non può più uscire di casa. Una piccola macchia sulla camicia o sui pantaloni può far decidere di non andare più ad una festa che si era attesa da tempo. Ai preadolescenti spesso manca la capacità di “mettere tutto in prospettiva”, di ridimensionare gli eventi: per loro, tutto avviene nel qui ed ora e la cosa più temuta è il giudizio degli altri coetanei, ritenuto prioritario rispetto a quello di mamma e papà.

IL RUOLO DEGLI ADULTI

Gli adulti devono rimanere tranquilli e usare un approccio che allo stesso tempo sia rassicurante e protettivo, promotivo ed esplorativo. Senza l’adulto che sostiene l’uscita nel mondo, la frequentazione di amici e gruppi formali e informali, alcuni preadolescenti faticherebbero a uscire di casa anche solo per una breve passeggiata nel corso principale della città. Allo stesso tempo, altri genitori vengono sfidati da preadolescenza dei figli che invece non smetterebbero mai di esplorare il mondo esterno, di fare nuove esperienze, a volte molto rischiose e pericolose. La preadolescenza di alcuni ragazzi, infatti, prevede un’accelerazione così forte in termini di nuove esperienze e nuovi comportamenti, che l’adulto non deve mai stancarsi di presidiare il territorio della crescita di un figlio, definendo in modo chiaro aspettative e limiti, fornendo stimoli, ma al tempo stesso chiarendo in modo deciso regole e confini da non oltrepassare.

 

6 CONSIGLI PER GENITORI BASATI SULLE SCOPERTE DELLE NEUROSCIENZE

Ecco qualche consiglio tratto dal volume, per adulti alle prese con lo “tsunami” che la preadolescenza ha portato nella loro famiglia o nella loro classe:

  1. Considerate sempre che il cervello di un preadolescente prima sente e poi pensa… forse. In preadolescenza, il cervello che pensa (cognitivo) è molto più immaturo del cervello che sente (emotivo). Per questo le azioni dei ragazzi sono fortemente orientate alla ricerca di emozioni forti e intense. Il cervello emotivo usa, infatti, il suo “potere” per dirigere la mente verso i propri obiettivi, al punto che spesso lo stesso giovane soggetto resta colpito, e sconvolto, da questo dominio. Quando i preadolescenti ci dicono: «Non so perché l’ho fatto»  non è detto che stiano mentendo. Spesso si sono trovati coinvolti in azioni che il loro cervello emotivo li ha spinti a fare senza fermarsi nemmeno un minuto a riflettere sulle implicazioni e sulle conseguenze che ne sarebbero derivate. Spetta a noi educatori aiutarli a rielaborare i loro errori e a prevedere il comportamento da tenere in futuro per non sbagliare più.
  2. Abbiate pazienza. Quando si entra in preadolescenza le funzioni di autoregolazione emotiva, coordinazione motoria, capacità di resistere alle frustrazioni sono ancora molto immature e questo obbliga gli adulti ad esercitare l’arte della pazienza rispetto ai molti pasticci, errori e eventi inaspettati dei preadolescenti.
  3. Aiutateli a non distrarsi. Di fronte ad attività di calcolo, concentrazione e controllo degli impulsi, il cervello di un preadolescente fatica molto di più, (pur avendo, in teoria, capacità elevatissime) per via delle frequenti interferenze prodotte dal cervello emotivo, che tende a distrarlo di continuo, rendendogli insopportabile la fatica e la frustrazione connesse allo studio. Noi adulti dobbiamo perciò, aiutare i preadolescenti a limitare al massimo le interferenze ambientali che possono distrarli e demotivarli (per esempio, durante il tempo di studio, togliere di mezzo il cellulare, spegnere la televisione, negare l’accesso a computer e videogiochi, ecc.).
  4. Fateli dormire. La ricerca ha dimostrato che dopo i dodici anni il bisogno di riposo del cervello si modifica in modo sensibile. La privazione di sonno in preadolescenza e adolescenza rende più frequenti irritabilità e depressione, e incrementa l’impulsività e la tendenza a compiere azioni rischiose. Fare in modo che un preadolescente dorma tutto il tempo necessario al suo cervello per recuperare le energie emotive e cognitive è di fondamentale importanza per il benessere psicologico del ragazzo.
  5. No ad alcol e tabacco, perché è più facile sviluppare dipendenza in questo periodo della crescita.
  6. Se vostro figlio è arrabbiato, voi genitori rimanete invece tranquilli. Un preadolescente in preda alla rabbia ha bisogno di un adulto calmo e autorevole che gli dimostri cosa vuol dire rimanere nel qui e ora, mantenere il controllo della situazione, anche se si è in preda a un’emozione molto forte. Se di fronte alla sua rabbia perdete l’equilibrio più di lui, urlate, gli gettate a terra il suo cellulare, lo minacciate, dicendogli parole che non avreste mai voluto dire, accentuerete soltanto il suo stato di attivazione emotiva. L’obiettivo dell’intervento educativo è l’esatto contrario: rimettere in contatto il cervello che sente con il cervello che pensa ed elaborare una strategia consapevole per superare il momento di difficoltà.

da vwww.nostrofiglio.it

@Riproduzione Riservata del 11 gennaio 2019

 

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