Come affrontare le prime delusioni scolastiche

di Serena Allevi

Possono essere il primo “brutto” voto scuola oppure una sgridata più accentuata del solito, o ancora i compiti sbagliati. Di fronte a questi (normalissimi) eventi della vita, oggi sembrano soffrire più i genitori dei bambini.

Abbiamo cercato di fare chiarezza con l’aiuto della dott.ssa Velia Bianchipsicoterapeuta presso il Centro Medico Santagostino. Innanzitutto, smettiamola di chiamare questi eventi delusioni o fallimenti: si tratta di termini utilizzati dall’adulto e che riflettono l’aspettativa che tutto debba andare sempre bene, senza prendere in considerazione la “caduta” e lo sbaglio.

«Chi vive questi episodi scolastici come fallimenti o delusioni, non prende in considerazione la base dell’apprendimentosi sbaglia per imparare e il brutto voto o il rimprovero della maestra sono ostacoli da superare, fanno appunto parte del percorso di apprendimento» spiega la psicoterapeuta.

Sbagliare per crescere

Si va a scuola per imparare: sembra ovvio ma pare che molti genitori se ne siano dimenticati e che vivano eventuali errori scolastici dei figli con delusione e senso di fallimento.

«Il brutto voto a scuola non va minimizzato da parte del genitore ma va preso con la giusta serietà. I bambini, infatti, interpretano sempre ciò che la mamma o il papà passano loro e il brutto voto va affrontato semplicemente come un ostacolo da superare per crescere, per fare qualcosa in più e migliorare» afferma la dottoressa Velia Bianchi.

«Prendere seriamente un voto basso significa utilizzarlo in senso positivo comunicando al bambino che imparare è bello, così come è bello crescere. Quei genitori che sentono la delusione o il fallimento, trasmettono queste sensazioni ai figli. Il risultato? I bambini sviluppano un rifiuto dell’apprendimento» conclude l’esperta.

Ciascuno con la propria responsabilità

Cosa dire a un bambino che arriva a casa con un voto basso?  Lo abbiamo chiesto alla psicoterapeuta Velia Bianchi. «Semplicemente, va espresso il concetto che sarà necessario fare qualcosa in più e che, con un impegno maggiore, la prossima volta andrà meglio. Il messaggio che trasmettiamo al bambino deve avere sempre una valenza positiva, costruttiva» spiega l’esperta.

Allo stesso tempo, è necessario far comprendere ai bambini che ciascuno ha la propria responsabilità e il proprio compito. «Quando un figlio non ha voglia di studiare,  è importante fargli capire che si tratta di un suo compito, di una sua responsabilità. Così come mamma e papà vanno al lavoro, ad esempio, i bambini devono fare i compiti. E sbagliare è un passaggio obbligato di questo compito, necessario per imparare e per crescere. Si impara, quindi, a prendersi anche la responsabilità di sbagliare: l’errore non è né brutto né bello ma semplicemente fa parte dell’apprendere, della vita stessa» afferma la psicoterapeuta.

I genitori non dovrebbero sostituirsi all’insegnante

Capita sempre più spesso, nella scuola, che gli insegnanti non se la sentano di mettere un voto basso ai bambini, anche in presenza di compiti oggettivamente insufficienti.

Perché accade questo? «Gli insegnanti oggi sono spesso bloccati nell’assegnare un voto basso, proprio a causa delle reazioni dei genitori. Infatti, è sempre più frequente che i docenti deleghino genitori responsabilità che non competono loro (ad esempio, seguire di più i bambini nei compiti a casa, magari correggendone gli elaborati) ma in questo modo gli insegnanti trasferiscono al genitore anche un potere maggiore, privandosi di una fetta di autorevolezza necessaria invece all’apprendimento del bambino» conclude l’esperta.

Guardarsi da un’angolazione diversa

Quando il genitore mostra delusione per un voto basso del figlio, il bambino viene investito da una responsabilità enorme, troppo grande. Anche quando sembra di non trasmettere senso di fallimento ai figli, i bambini sentono comunque questa emozione dell’adulto, tutto “passa”.

Pare sempre più frequente che i genitori vivano, per esempio, un’insufficienza del bambino come un fallimento personale e tutto ciò crea danno ai figli. «A volte sussiste la necessità di capovolgere il modo di vedere sia se stessi sia il proprio figlio, per dare al bambino la possibilità di sbagliare “in serenità”, senza bloccarne il processo di crescita» conclude la dott.ssa Velia Bianchi.

da www.donnamoderna.com

@Riproduzione Riservata del 25 ottobre 2017

 

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